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Gesip, che fare?

Giovedì 13 Settembre 2012 - 07:01
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La gente alle prese con la sua apocalisse quotidiana ha fatto il callo pure allo stato permanente di guerra e non si indigna nemmeno più. Disarmati. Ma l'agitazione non produce terapie. E sul tappeto l'urgente problema del che fare.

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PALERMO - Palermo è disarmata. I lavoratori in piazza sono disarmati. Il sindaco è disarmato. La gente alla prese con la sua apocalisse quotidiana ha fatto il callo pure allo stato permanente di guerra e non si indigna nemmeno più. Disarmati. Sta andando in scena una drammatica finzione: gli uomini della Gesip protestano. Leoluca Orlando vola a Roma, poi torna, poi rivola. Da mesi Palazzo delle Aquile stampa comunicati che somigliano ai proclami di vittoria di Hitler nel bunker sui soldi che starebbero per arrivare e non piovono mai. L'agitazione non produce terapie. Il pandemonio palermitano non è né buono, né cattivo – sarebbe già una notizia – è irrilevante. I media nazionali non parlano dell'agonia della Gesip, nel coma di Palermo. Viviamo un'emergenza per quattro nemici al bar.

Perché? Il silenzio non appartiene alla schiera dei torti anti-meridionalisti, non nasce da un complotto omertoso, dalla censura. Ci sono due motivi di sostanza che lo spiegano. E che raccontano la marginalità di una tragedia annunciata. Il primo è il più grave e anche il più evidente, a dispetto degli occhi che si chiudono per non guardarlo. La messa è finita. Non ci sono più soldi. Non c'è nulla che si possa davvero mettere in campo per estirpare la cancrena. Nulla da narrare. Niente da spiegare.

La rabbia degli uomini con la pettorina, l'angoscia delle loro famiglie non ricevono una risposta, perché non c'è. In altri tempi il gioco funzionava. Qualcuno chiudeva i rubinetti. Si inscenavano battaglie da marciapiede, cortei, assalti alla Bastiglia. E miracolosamente l'acqua tornava a fluire. Uno spreco? Sì, tanto si sarebbe pagato dopo. Campa cavallo. Adesso l'espediente non frutta altro che il cozzo disperato contro un muro impenetrabile. Non cè più il rubinetto. La sorgente si è essiccata. Decine di giorni di passione fra traffico e caos non cambieranno di una virgola il contesto. Siamo a una mutazione genetica di sistema. Chi lo sa e non lo dice, soprattutto la politica, commette un peccato mortale nei confronti delle persone e della verità. A chi tenterà di usare la vertenza della Gesip – e le altre che si apriranno o che sono già in corso – per racimolare un gruzzolo di preferenze in vista delle regionali, spetta già da adesso la palma dell'indegnità. Anche le bugie costano troppo care nel tramonto di un regime in dissolvenza.

C'è l'altra questione. La Sicilia è una terra inaffidabile. Lasciando da parte le bestemmie dei proto-leghisti, non siamo più credibili. Non ce n'è uno che oggi scommetterebbe un centesimo sulla capacità dei siciliani di risollevarsi e di assumere una fisionomia responsabile nel quadro nazionale ed europeo. Votiamo male. Ci comportiamo da sudditi. Esportiamo una classe dirigente rozza, corrotta e squalificata. Siamo i selvaggi di un'isola che viene percepita come una zavorra da allontanare con un calcio. A prescindere, dal malanimo di altri, la colpa della nostra irrilevanza va ricercata in noi stessi. E' cosa nostra.

Sul tappeto l'urgente problema del che fare. Di Gesip e del resto. Le belle frasi non bastano più. Le rivoluzioni sulla carta non bastano più. Non bastano più neanche le dichiarazioni di principio che servono a incipriarsi di retorca, a strappare qualche applauso e a poco altro. Tutti gli attori, a cominciare da coloro che sono sistemati accanto alle leve che contano, hanno l'obbligo di fornire idee concrete su ferite vere. Parliamo di Gesip? E parliamone, uscendo da due contrapposti veleni: il pietismo sociale di chi coltiva filosofemi morti e sepolti, il piglio legge e ordine di chi ritiene che sarebbe sufficiente un generale Bava Beccaris per riportare la pace. Ci vuole una soluzione. Noi chiederemo appunto soluzioni, soluzioni o niente, agli interlocutori che ascolteremo da oggi. L'esclusiva denuncia del male, allo stato degli atti, è una presa in giro.
Ultima modifica: 13 Settembre 2012 ore 20:33



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