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PALERMO, CASO GESIP

La ricetta di Orlando
Società consortile e scivoli

Giovedì 13 Settembre 2012 - 07:35
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La ricetta del primo cittadino per salvare la Gesip passa da una società consortile che riunisca tutte le aziende partecipate, risparmiando sull'iva e incentivando i prepensionamenti. Sempre che Roma dia il via libera.

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PALERMO - Una società consortile al 51 per cento del comune di Palermo e per il restante 49 in mano alle aziende partecipate di Palazzo delle Aquile. Il tutto per risparmiare 40 miliioni annui di iva (così come confermato dall’Agenzia delle Entrate) e finanziare i prepensionamenti. E’ questo il piano elaborato dal sindaco Leoluca Orlando e presentato a Roma al tavolo interministeriale per salvare la Gesip.

Un piano che, secondo quanto anticipato dal primo cittadino, riunirà tutte le aziende, e quindi non solo la Gesip, in una società consortile per azioni, la Newco, che gestirà il sistema dei servizi della quinta città d’Italia. Una soluzione in realtà non nuovissima: presentata già due anni fa dal sindacato Asia, è stata inserita nei programmi elettorali di alcuni dei candidati a sindaco dell’ultima campagna elettorale, oltre ad essere divenuta l’escamotage con cui salvare le partecipate regionali. Una soluzione tornata però prepotentemente d’attualità per evitare il licenziamento di 1800 lavoratori.

La società consortile, infatti, permetterebbe non solo di risparmiare sull’iva, che così il Comune non verserebbe più per le sue aziende (con un taglio stimato in 40 milioni di euro l’anno), ma consentirebbe anche la mobilità orizzontale, ovvero lo spostamento di lavoratori da un ramo all’altro della Newco, e la possibilità per le aziende di proprietà comunale di appaltare alle proprie “sorelle” tutta una serie di servizi ora esternalizzati. La società consortile, a cui potrebbero partecipare anche altri comuni della Provincia, permetterebbe inoltre il mantenimento degli attuali contratti, diversi da azienda ad azienda.

Ma le richieste che il Professore ha avanzato a Roma andrebbero oltre. L’intenzione di Palazzo delle Aquile sarebbe quella di chiedere anche alcune deroghe, non solo per i prepensionamenti (stimati in 1200 tra dipendenti diretti e indiretti) ma anche per l’affidamento senza gara alla Newco di alcuni appalti finanziati con i fondi Fas. E sarebbero proprio i fondi europei a finanziare eventuali scivoli o ammortizzatori sociali, per la verità sempre negati da piazza Pretoria ma che potrebbero divenire necessari per far digerire al governo Monti il piano.

L’eventuale via libera di Roma, però, di per sé non basterebbe senza un’adeguata copertura finanziaria che il Comune, ora più che mai, non può sostenere da solo. Chiudere la Gesip, licenziando i lavoratori e riassumendoli nella consortile, potrebbe costare quasi 30 milioni di euro, per non parlare dei debiti e dei contenziosi in corso. Le altre aziende, invece, non verrebbero liquidate ma solo inglobate nel nuovo soggetto. Una proposta di non facilissima realizzazione, a cui sta lavorando la cabina di regia voluta dal Professore, ma che rappresenta, al momento, l’unica speranza in chiave orlandiana per 1800 lavoratori.

 
Ultima modifica: 13 Settembre 2012 ore 18:37



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