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Palermo

Elettrice rifiuta la scheda
E nel seggio scoppia il caos

Lunedì 29 Ottobre 2012 - 00:27
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Una lettrice racconta a Live Sicilia: "Ho chiesto che venisse messo a verbale il mio rifiuto della scheda". Ne è nata una diatriba al seggio sul regolamento elettorale

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PALERMO - Scegliere di non votare può non essere una questione di qualunquismo, disinformazione o semplice pigrizia, ma una precisa volontà che alcuni elettori vorrebbero fosse certificata. Ma la legge elettorale prevede questa possibilità? L'incertezza riguardo questo punto ha suscitato un “caso”, oggi pomeriggio, in un seggio elettorale nel centro di Palermo.

“Volevo sì esercitare il diritto di esprimere la mia opinione con il voto, ma non c'era fra i candidati nessuno che avrei votato con convinzione – racconta una lettrice di Livesicilia – Ritengo il diritto di voto un privilegio, ho sempre votato, non mi sono mai astenuta. Volevo che la mia volontà di astenermi, in questa particolare competizione elettorale, fosse in qualche modo certificata. Non volevo che la mia scheda venisse conteggiata tra quelle bianche come se non mi fossi presentata al seggio per pigrizia, o tra quelle nulle”.

Quindi oggi pomeriggio si è recata al suo seggio, ha richiesto la scheda e, invece di prendere la scheda ed entrare in cabina, ha chiesto al segretario della sezione che venisse annullata. “Ho citato un articolo giornalistico in cui si parla di astensionismo certificato che descrive le istruzioni ministeriali per gli uffici elettorali di sezione. La legge prevede il diritto dell'elettore di rifiutare la scheda e l'obbligo di mettere a verbale il suo rifiuto”.

La questione è controversa: chi sostiene il “diritto di non voto” fa riferimento a un vecchio regolamento valido solo per le politiche. Vero è che la legge prevede l'obbligo, per il presidente di seggio di mettere a verbale qualsiasi reclamo degli elettori compreso, secondo i fautori dell'astensionismo attivo, il rifiuto di votare.

Singolare la reazione degli altri presenti al seggio. Mentre dalla sezione si chiamava in causa il presidente di seggio, poi il consulente legale, addirittura gli agenti di polizia preposti alla sorveglianza, “si levava una ventata di solidarietà nei miei confronti fra gli elettori presenti al seggio”, racconta la lettrice. Fra i testimoni c'è chi ha dichiarato: “Dovremmo fare tutti così”.

La scheda della discordia è stata alla fine vidimata dal presidente di seggio e inserita in un'apposita busta. Verrà conteggiata domani fra le schede bianche?



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