Live Sicilia

L'articolo di Padellaro

E il Fatto stoppa Antonio
"Meglio magistrato che politico"


Articolo letto 3.226 volte

Il direttore Padellaro invita il magistrato a non commettere un errore, facendo sentire più soli i suoi colleghi che indagano sulla Trattativa. E Ingroia sullo stesso giornale invita ad aspettare venerdì: "Non colorerò la mia toga di arancione"

VOTA
1/5
1 voto

fatto, ingroia, magistrato, Padellaro, polemica, quotidiano
PALERMO - “Speriamo che dopo averci pensato bene Ingroia decida di non candidarsi, evitando di commettere quello che consideriamo un duplice errore”. Lo scrive, forse un po' a sorpresa, il direttore del Fatto quotidiano, Antonio Padellaro, nell'editoriale di oggi. Il giornale, cantore delle gesta dei magistrati palermitani, prende una posizione molto netta. Padellaro spiega di temere che i magistrati che hanno indagato con Ingroia sulla trattativa “si sentiranno più soli”. E tutto questo, aggiunge Padellaro, per correre in un movimento che, con realismo il direttore del Fatto mette in conto possa non superare lo sbarramento previsto dalla legge elettorale. E nella chiosa del direttore, ecco un riferimento alla “amarezza” di Ingroia, “attaccato e vilipeso”, per spiegare, forse con filo di malizia, la discesa in campo del magistrato. “Se anche cercasse una legittima rivincita, non disperda” la sua “grande popolarità”, suggerisce Padellaro, sottintendendo propositi revanscisti dietro la corsa di Ingroia. “Dia retta: il magistrato Ingroia conta assai di più del politico Ingroia”, conclude Padellaro.

Dal canto suo, Ingroia, proprio dalle colonne del Fatto, lascia ancora aleggiare un po' di mistero sul suo futuro e invita tutti ad aspettare venerdì, quando prenderà parte alla convention del Movimento Arancione. “Non intendo colorare la mia toga di rosso o di arancione”, scrive Ingroia, aggiungendo subito dopo: “Sono convinto però che in questo momento difficile e cruciale il nostro Paese ha bisogno di atti di coraggio e di responsabilità da parte dei non professionisti della politica”. Tutto rinviato, insomma, a venerdì 21, il giorno dei Maya.