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Il capolista Pd al Senato

Corradino Mineo si racconta:
"Mai frequentato potenti"


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Corradino Mineo

l giornalista palermitano, capolista al Senato del Pd: “Ho ricevuto la telefonata di Bersani lunedì pomeriggio. Prima lo avevo incontrato quattro volte, e solo per intervistarlo”.

 

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PALERMO – Lucido e deciso, Corradino Mineo non sembra alla “prima” da politico durante la presentazione delle candidature del Partito Democratico. Il capolista al Senato sembra già assumere i panni del leader, mettendo anche in secondo piano il segretario regionale Lupo, che anticipa in un paio di circostanze. E a chi chiede perché si dovrebbe votare Pd risponde con piglio deciso: “Ora la musica cambia. Il copione sarà diverso. Ascolteremo sempre tutti, e saremo pronti a sentire le critiche. Se cambia la Sicilia, cambia l'Italia”.

Defilato risponde poi alle domande dei cronisti. “Quella di Bersani è stata una proposta generosa e coraggiosa – dice –, per me essere qui è un onore. La mia storia non è quella del Partito Democratico, e non sono mai stato né nel Pci, né nella Dc. Porterò comunque le istanze della mia esperienza di giornalista. In prima battuta la lotta alla mafia”. La decisione di Bersani di coinvolgere personalità della società civile è colta in modo positivo da Mineo. “Se muta la politica cambia tutto – afferma –. La spinta di persone che facevano altro è preziosa, perché porta energie nuove”. Il giornalista palermitano, che ha compiuto 63 anni il primo gennaio, racconta come è nata la sua decisione. “Bersani mi ha chiamato lunedì pomeriggio. Fino a quel punto non avevo pensato ad alcuna candidatura”.

A chi parla del giornalismo come quarto potere, Mineo risponde in modo secco. “Nella mia vita non ho mai frequentato potenti, se non per lavoro. Lo stesso Bersani l'ho incontrato appena quattro volte, sempre per intervistarlo. Solo in una circostanza è capitato di vederci a New York, per caso, visto che lui era in vacanza”. Poche ore dopo aver accettato la candidatura Mineo ha lasciato la direzione della testata all news della Rai, che reggeva dal 2006. “Mi sono dimesso immediatamente – afferma –, e non ho nemmeno salutato gli spettatori, affinché nulla si potesse dire di una possibile commistione fra la rete e la mia scelta di fare politica”. Non esclude però di tornare a svolgere il proprio mestiere di giornalista: “In passato lo hanno fatto Michele Santoro e Lilli Gruber. Ritengo che possa benissimo starci. Decenza vorrebbe solo che non si tornasse nello stesso contesto che si era precedentemente lasciato”.

E le critiche ai giornalisti che fanno politica? “Sono ipocrite – taglia corto –. Non credo nella terzietà: il giornalista per capire le cose che accadono deve avere passione e quindi delle proprie convinzioni. La cosa importante è quella di saper rispettare le opinioni altrui”. Infine gli auguri al suo successore alla guida di RaiNews 24. “Faccio tantissimi auguri a Monica Maggioni. Troverà una redazione straordinaria, non solo per quanto ho fatto io in questi sei anni. Ciò di cui vado più fiero è aver costruito un rapporto autentico con il pubblico quotidiano. Può fare un gran lavoro e sono sicuro che lo farà”.