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Castelvetrano

Una villa per Messina Denaro


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L'idea era quella di sfruttare la villa quasi sempre disabitata di una coppia. Tutto a Castelvetrano, senza colpo ferire. Ma l'idea non andò mai in porto. E il boss non sfruttò mai quel covo.

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Il boss in un identikit
CASTELVETRANO (TRAPANI)- La mafia di Castelvetrano (Tp) pensava di utilizzare una villa al mare disabitata quasi tutto l'anno, di proprietà di una coppia che vive a Milano, come possibile rifugio del boss latitante Matteo Messina Denaro. E' emerso nel corso del processo, in corso davanti il Tribunale di Marsala, scaturito dall'operazione "Golem 2" del 15 marzo 2010, che oltre all'esponente di primo piano di Cosa Nostra nel Trapanese vede imputati anche tredici suoi presunti fiancheggiatori. A ipotizzare l'uso della villa, grazie ad alcune intercettazioni effettuate nel 2006, sarebbe stato uno degli imputati, Calogero Cangemi, 63 anni, al quale la coppia residente a Milano, Diego Cudia e la moglie Eugenia Aceti, aveva dato le chiavi dell'abitazione estiva di Castelvetrano per andare a staccare l'allarme antifurto ogni qualvolta questo si fosse attivato senza motivo. Ciò, infatti, sarebbe accaduto abbastanza spesso.

Ascoltati dai giudici, i coniugi, all'oscuro dei progetti di Cangemi, rispondendo alle domande del pm della Dda di Palermo Marzia Sabella e degli avvocati, hanno spiegato che di solito lasciano Milano per tornare a Castelvetrano solo "in agosto, a Natale e a Pasqua". Quell'abitazione estiva, però, a quanto pare, non fu mai utilizzata dal boss.