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il senatore a vita

Giulio Andreotti
compie 94 anni


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Membro dell'assemblea Costituente ed oggi senatore a vita, Andreotti è indiscutibilmente una delle personalità politiche italiane più legate alla storia della Repubblica sin dal momento della sua costituzione. Nasceva nel 1919 ed oggi compie 94 anni.

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ROMA - Il 14 gennaio del 1919 nasceva Giulio Andreotti, uno dei politici più strettamente legati alla storia della Repubblica Italiana sin dalle sue origini. Entrò in politica già da studente universitario, iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, entrando a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci), l’unica associazione cattolica riconosciuta nelle università durante il fascismo nonché principale culla della futura classe dirigente democristiana. Nel 1939, mentre Aldo Moro diventava presidente della Fuci, divenne direttore della rivista ‘Azione Fucina’, la testata giornalistica degli universitari cattolici. Nel 1942 invece, quando Moro fu chiamato alle armi, Andreotti fu chiamato a succederlo alla presidenza dell’associazione che manterrà fino al 1944.

Approdò nella scena politica nazionale grazie a De Gasperi che nel 1945 lo designò membro della Consulta nazionale e nel 1946 ne favorì la candidatura all’assemblea Costituente. Andreotti fu eletto alla Camera nel 1948 per la circoscrizione romana che rimarrà il suo baluardo elettorale per tutta la carriera politica. Sotto tutti i governi De Gasperi mantenne la carica di Sottosegretario alla Presidenza che mantenne fino al 1954 quando, nel primo governo Fanfani, ricoprì il ruolo di Ministro degli Interni. A lui si deve la rinascita dell’industria cinematografica italiana, il rilancio di Cinecittà, la rinascita del Coni e numerose iniziative inerenti il mondo dello sport come il cosiddetto ‘Veto Andreotti’ contrario al blocco dell’importazione di calciatori stranieri nel panorama italiano.

Agli inizi degli anni sessanta fu Ministro della Difesa, proprio quando scoppiò il caso dei fascicoli Sifar, che contenevano ritratti poco benevolenti di numerosi politici italiani, e che prima di essere distrutti, compito spettante proprio ad Andreotti, furono prima fotocopiati e poi passati alla loggia P2 di Licio Gelli che li esportò all’estero. Nel 1972 diventerà per la prima volta Presidente del Consiglio, incarico che conserverà fino al ’73 mentre dal 1974 al 1976 sarà Ministro del Bilancio del governo Moro. Nello stesso anno, con le elezioni anticipate sancite dalla sfiducia proprio al V governo Moro, le urne decretarono un’enorme crescita dei consensi del Partito Comunista pur con una minima maggioranza relativa in Parlamento, ancora detenuta dalla Democrazia Cristiana. Fu così che nel luglio Andreotti fu incaricato di guidare il primo governo ‘misto’ che siglava la coalizione tra Dc e Pci. Esperimento però che fallì nel 1978. Nello stesso anno, proprio nel giorno in cui nacque il secondo governo guidato da Andreotti e sostenuto ancora dal Pci, fu sequestrato Aldo Moro. Fu proprio nella gestione del sequestro che il ruolo di Andreotti fu a lungo scenario di numerose controversie.

Adottando la linea di dura infatti, appellandosi alla Ragion di Stato, Andreotti fu duramente giudicato nelle pagine del memoriale scritto dallo stesso Moro. Nel 1983 Andreotti fu nominato Ministro degli Esteri del primo governo Craxi, incarico che conservò fino al 1989. Nel 1991 fu nominato senatore a vita da Cossiga, nel 1993 divenne direttore del mensile internazionale ’30 giorni nella Chiesa e nel Mondo’ e nel 1994, con lo scioglimento della Dc, aderirà al Partito popolare italiano che abbandonerà nel 2001 con la nascita della Margherita. Uscito indenne da tangentopoli nel 1993 fu invece accusato di aver favorito la mafia grazie al suo rappresentante a Palermo, Salvo Lima.

Dopo il via libero del Senato a procedere con il processo, i giudici accerteranno la collaborazione di Andreotti con la mafia fino al 1980 facendo così scattare la prescrizione. Nel maggio 2006 accordò la propria fiducia al governo Prodi generando numerose polemiche nel centrodestra e nell’aprile del 2008 ha svolto provvisoriamente le funzioni di presidente del Senato in seguito alla rinuncia di Rita Levi-Montalcini e Oscar luigi Scalfaro. Volto celeberrimo del panorama politico italiano, oggi compie 94 anni.