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Ma i sindacati bocciano il piano
Calà (Cgil): "Si faccia chiarezza"


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Cgil, Cisl e Uil bocciano il piano industriale dell'Amat: entrate non certe, specie per le Ztl e le strisce blu, e nessun miglioramento contrattuale.

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PALERMO - I sindacati bocciano il piano industriale dell’Amat. Il comune di Palermo non ha ancora nominato il successore del dimissionario Ettore Artioli, ma c’è da scommettere che il prossimo numero uno di via Roccazzo avrà, tra i suoi primi compiti, quello di affrontare il veto di Cgil, Cisl e Uil sul piano d’impresa 2013-2015 che l’azienda ha presentato nei giorni scorsi.

I confederali puntano il dito non solo sullo squilibrio di bilancio, che anche nel 2013 sarà in perdita per quasi 14 milioni, ma anche sull’inadeguatezza dei corrispettivi di Regione e Comune: il piano prevede 40 milioni da Palazzo d’Orleans (contro i 30 attuali) e 26 da Palazzo delle Aquile per i bus, da uno a due milioni per il tram e un forfait per lo start up (800mila euro per il 2013, 1,5 milioni per il 2014, 600mila per il 2015 per poi azzerarsi al 2016). E proprio i soldi provenienti da piazza Pretoria sono il vero nodo dell’azienda, il punto da cui nascono tutti i suoi problemi: secondo l’Amat, infatti, il Comune “ha deciso di disattendere unilateralmente sia il contratto di servizio che il piano di impresa”, erogando 15 milioni di euro in meno cui si sommano altri tre milioni di aumenti mai riconosciuti dall’amministrazione. Ma l’Amat rimprovera al Comune anche la richiesta, ritenuta infondata, di cinque milioni l’anno per Tarsu e Tosap.

Ma Cgil, Cisl e Uil mettono sotto la lente d’ingrandimento anche le altre entrate, e su tutte quella da dieci milioni per le Ztl (100mila pass da 100 euro l’uno) – “non realizzabile né a breve né a media scadenza” – e quelle relative alle zone blu e all’aumento delle tariffe del servizio autogrù: “Soluzioni anche queste prive di certezze perché subordinate all’approvazione dell’Amministrazione Comunale non ancora pronunciatasi in tal senso”. Inoltre, dicono i sindacati, nel triennio calerà ancora la produzione chilometrica con un minimo previsto di 14.426.000 chilometri, contro i 16mila pretesi dal Comune. “Il piano inoltre – si conclude la nota dei sindacati, inserita a verbale - disattende ogni legittima aspettativa contrattuale non fornendo garanzie economiche su ben che minimi adeguamenti retributivi attualmente disattesi da diversi anni, spegnendo ogni speranza sul rispetto degli obblighi contrattuali”.

“Le incertezze sono gravissime sia per il risultato economico in perdita, sia per le entrate – dice Maurizio Calà della Cgil - si immagina di depotenziare il servizio pubblico a Palermo, un problema enorme per la riorganizzazione della mobilità e perché in un momento di crisi sarebbe invece necessario un intervento pubblico. Manca una visione globale della mobilità e delle infrastrutture che dovrebbe dare il Comune. Ragioniamo di area metropolitana, ma non vedo nulla al momento, e di intermodularità: mettere insieme i vari sistemi, ma non basta l’Amat, ci vuole un’idea che va ragionata con Comune e Provincia e deve guardare allo sviluppo della città anche in termini economici”.