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ILVA DI TARANTO

Revocato lo sciopero
dopo l'incontro con Monti


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Revocato lo sciopero indetto dalla Fim a poche ore dall'incontro tra l'azienda e il governo a Palazzo Chigi. Sciopero non condiviso dalle altre sigle sindacali confederali, Fiom e Uilm, e che ha portato al blocco di intere aree dello stabilimento tarantino. Adesso l'attenzione si concentra sulle future decisioni dei giudici, anche in merito al dissequestro delle merci finite.

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TARANTO - La giornata di ieri ha visto il ritorno della tensione nello stabilimento Ilva di Taranto. Nelle scorse ventiquattro ore una serie di impianti di produzione sono stati bloccati dallo sciopero indetto dalla Fim, che le altre sigle sindacali, come Fiom e Uilm, hanno ritenuto incomprensibile. L'Ilva ha chiesto l'intervento del prefetto di Taranto per evitare problemi di sicurezza alla fabbrica.

Una delle ipotesi circolate in serata era quella che il prefetto potesse decidere di precettare gli operai qualora la situazione fosse ingestibile. Ma con un intervento di Palazzo Chigi è stato revocato lo sciopero, ma quello che si chiede l'azienda adesso è se le decisione del governo basteranno a sbloccare i prodotti finiti fermi. L'Ilva a presentato un prospetto a Palazzo Chigi in cui sottolinea gravi problemi di liquidità , mancata fatturazione e problematiche crescenti con le banche creditrici.

La Procura di Taranto ha intanto sollevato il conflitto di attribuzione sul decreto legge, per valutare l'ammissibilità o meno del ricorso del 13 febbraio. Adesso in attesa delle diverse pronuncie, si aspetta la pronuncia del gip Patrizia Todisco sul dissequestro delle merci finite, depositate da mesi nei capannoni dello stabilimento.