Live Sicilia

LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

I controlli dei vigili sugli abusivi:
"Metodi spicci e poco ortodossi"


Articolo letto 2.041 volte

Niente falsi e niente calunnie. Nel giorno in cui la Procura chiede l'archiviazione per otto vigili urbani, i magistrati mettono criticano sull'operato di chi controlla e sanziona gli abusivi che affollano mercati e strade della città.

VOTA
5/5
1 voto

abusivismo, ambulanti, controlli, palermo, sicilia, vigili, Palermo
PALERMO – Niente falsi e niente calunnie. Nel giorno in cui la Procura chiede l'archiviazione per otto vigili urbani, i magistrati mettono nero su bianco un giudizio che pesa sull'operato di chi controlla e sanziona gli ambulanti abusivi che affollano mercati e strade della città.

“Ciò che appare chiaro - scrivono il procuratore aggiunto Leonardo Agueci e i sostituti Maurizio Agnello e Amelia Luise - è che taluni soggetti appartenenti alla Polizia municipale abbiano non di rado utilizzato contro soggetti collocati nei gradini più bassi della scala sociale metodi spicci e poco ortodossi nell'espletamento delle loro funzioni, palesando peraltro una soglia di tolleranza estremamente bassa nei confronti delle fisiologiche lamentele mosse al loro operato”.

Parole dure che, però, non costituiscono una prova da portare in giudizio. Ecco perché i pubblici ministeri hanno chiesto l'archiviazione nei confronti dell'ispettore capo Giuseppe Massaro, del commissario Giuseppe Milazzo e degli gli agenti Giuseppe Oddo, Silvia Cilio, Maria Grazia Bologna, Carmelo Antinoro, Davide Bellomonte e Antonino Bonaccorso. Sono gli uomini che fanno parte delle pattuglie Delta e che, sulla base di alcune denunce, erano diventati l'incubo di ambulanti, extracomunitari e palermitani.

Dopo il drammatico suicidio di Noureddine Adnane, il ventisettenne marocchino che si sentiva vessato da continui controlli e l'anno scorso si diede fuoco in via Ernesto Basile, i carabinieri del Nucleo investigativo hanno passato al setaccio l'attività della squadra amministrativa della polizia municipale. Dopo la morte di Noureddine - fu aperta e archiviata un'inchiesta per istigazione al suicidio - i magistrati hanno convocato diversi ambulanti. In tanti hanno raccontato di essere stati perseguitati. In molti casi, però, non sono stati trovati riscontri alle loro dichiarazioni. C'erano solo le ricostruzioni delle presunte vittime. Troppo poco. Di contro c'erano le dichiarazioni degli stessi vigili che raccontavano delle tante occasioni in cui erano diventati bersaglio degli insulti degli abusivi e ricostruivano le difficoltà del mestiere di chi sta in strada.

"In definitiva non sussistono elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio nei confronti degli indagati - si legge nella richiesta di archiviazione -. Se per un verso non appare dimostrabile l’intento calunniatorio perseguito dagli operanti, è del pari difficile ipotizzare che numerosi venditori ambulanti, appartenenti a culture ed etnie diverse, si siano coalizzati al fine di accusare falsamente i soggetti adibiti al loro controllo di aver commesso soprusi in loro danno, il tutto con l’appoggio di alcuni cittadini che avevano assistito a taluni di questi interventi".

Nel corso delle indagini era emerso pure che alcune firme apposte sui verbali erano false. Il falso è stato commesso, ma gli inquirenti lo definiscono "innocuo". Sarebbe accaduto, infatti, che un vigile urbano, presente ai controlli ma assente al momento della verbalizzazione, delegasse un collega per firmare il documento al posto suo. Sul punto i pm scrivono: "Può quindi dirsi che nella fattispecie in esame si sia in presenza di falso innocuo, frutto non di dolo ma di una deprecabile approssimazione nella redazione di atti pubblici e che comunque è rimasto ignoto l’autore della falsificazione della firma".