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CINISI, i fatti risalgono al 2008

Subappalto di Palazzo Benedettini
Assolti tutti gli imputati


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Gian Giacomo Palazzolo, difesore dell'imputato Salvatore Giaimo

Salvatore Giaimo, Caterina Mannino e Gaetano Russo, riconducibili tutti alla società Palazzo Benedettini s.c.a.r.l. sono stati assolti dal giudice Argiolas in merito al presunto subappalto di lavori pubblici per il restauro del medesimo palazzo a Cinisi.

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PALERMO - Avrebbero subappaltato lavori pubblici per la relizzazione del restauro del Palazzo dei Benedettini nel comune di Cinisi. Con questa accusa i responsabili della società consortile Palazzo Benedettini s.c.a.r.l. sono stati chiamati, questa mattina, a comparire davanti la1° sezione penale del Tribunale di Palermo. Secondo l’accusa, gli imputati sarebbero colpevoli della mancata vigilanza sul regolare svolgimento dei lavori.

Lavori che risalirebbero al 2008: un appalto da 800 mila euro per il restauro complessivo del palazzo storico, sede istituzionale del Comune di Cinisi. E proprio nell’ottobre del 2008, mentre il cantiere era aperto, un controllo della polizia giudiziaria portò alla luce alcune irregolarità sulla gestione del cantiere.

Secondo il Pm Venturi la società Palazzo Benedettini, avrebbe concesso parte dei lavori in subappalto all'impresa Vitale Salvatore per l'esecuzione di lavori di "nolo a caldo" e alla società R.P. restauri s.r.l. per la relizzazione della condotta fognaria del palazzo. In particolare l’architetto Salvatore Giaimo, difeso dall'avvocato Gian Giacomo Palazzolo, è stato accusato di mancata vigilanza sul regolare svolgimento del restauro , in quanto responsabile del cantiere in questione. Sarebbe stato Giaimo ad affidare i lavori in subappalto alla ditta di restauri e all'omonima ditta di Salvatore Vitale, anch'egli citato in giudizio.

A rispondere davanti al giudiche anche Caterina Mannino e Gaetano Russo, rispettivamente ingegnere del cantiere e amministratore unico della società palazzo benedettini s.c.a.r.l. Per tutti e quattro gli imputati il Pm Venuti aveva chiesto la condanna a 4 mesi di reclusione oltre al pagamento di un'ammenda pari a 60 mila euro. Richiesta rigettata dal giudice Argiolas il quale ha assolto tutti gli imputati.