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Sanità

Costi alti per curare l'infertilità
"Ritirate il decreto Russo"


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L'appello dell'associazione Hera Onlus per la ricerca, prevenzione e cura dell’infertilità. "Il governo riapra il dialogo su questo delicatissimo tema sociale”

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PALERMO - Costa 3.178 euro in Sicilia la speranza di avere dei figli per molte coppie con problemi di fertilità. La Hera Onlus, associazione per la ricerca, prevenzione e la cura dell’infertilità, però, non ci sta e convoca una conferenza stampa per far conoscere la propria contrarietà al decreto firmato dall'allora assessore regionale alla Salute, Massimo Russo, che prevede soltanto un contributo minimo per le coppie che intendono avviare un ciclo di fecondazione in vitro.

“Pretendiamo l’annullamento o almeno la modifica di quel decreto, è una vera e propria mostruosità - tuona dalla sala rossa dil Palazzo dei Normanni Antonio Guglielmino, responsabile dei trattamenti del centro Umr (Unità di medicina della riproduzione) -, spero davvero che il governo appena insediato sia disposto a riaprire il dialogo su questo delicatissimo tema sociale, un problema che non può essere liquidato con un decreto che non poggia su nessuno studio di settore”.

Il nodo della questione sta proprio nei costi: per tentare di avere un figlio con la tecnica della fecondazione in vitro, una coppia siciliana deve spendere più di tremila euro. Il decreto, che dovrebbe entrare in vigore ad aprile, prevede un contributo di soli mille euro, destinato per la realizzazione di soli 2.000 cicli. “Nessuna agevolazione per i meno abbienti, pochissime strutture convenzionate o che possano vantare una vera e propria competenza – afferma il presidente della Onlus, Francesco Gerardi -. Le conseguenze di questo decreto? La ben nota migrazione procreativa".

"Non si considera mai che farsi curare in altre regioni ha un costo per il sistema sanitario regionale siciliano - denuncia l’avvocato Maria Paola Costantini, del collegio di difesa della Hera –, si tratta di 6 milioni di euro di rimborsi solo per le cure dell’infertilità”. Sono ben 2.000, infatti, le coppie che ogni anno scelgono di farsi curare altrove. “Emilia Romagna, Toscana, Lombardia sono le mete - continua l’avvocato Costantini - dove i cicli, se non vengono effettuati gratuitamente come in Lombardia, hanno il costo del semplice ticket, ovvero 36 euro”.

Presenti all’incontro il presidente della commissione Servizi sociali e sanitari dell'Ars, Giuseppe Digiacomo, le due parlamentari regionali del Pd Marika Di Marco e Concetta Raia, da sempre attive su questo fronte, Giuseppe Cicala e Emanuele Luigi Piscitello, rispettivamente capi di gabinetto vicari della presidenza della Regione e dell’assessorato alla Salute. “E’ necessario tornare a dialogare su questo tema molto delicato – afferma Cicala – ma soprattutto ascoltare le istanze degli addetti ai lavori, della associazioni e di tutti coloro che ogni giorno sono in prima linea su questo fronte”.

“Si tratta di una vera e propria battaglia di civiltà – precisa Giuseppe Digiacomo - rimedieremo senza dubbio ad un evidente scivolone. Il Governo c’è e non volterà la testa dall’altra parte”. La relazione statistica sulla procreazione medicalmente assistita, redatta dalla commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario, d’altra parte, parla chiaro: “Con questo tasso altissimo di mobilità passiva, le regioni del nord continuano ad arricchirsi a spese delle regioni più povere. L’unico modo per superare questo evidente problema è inserire la riproduzione assistita nei Lea, livelli essenziali di assistenza, per rendere la sua fruizione omogenea su tutto il territorio”.