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La polemica

"L'Imu come la chemioterapia"
Poi Gea Schirò si scusa


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Sui social l'uscita infelice della candidata di Scelta civica in poche ore ha fatto il giro del web. In molti criticano il paragone con la malattia, ma a finire sul banco degli imputati è in special modo il criterio con cui i partiti selezionano i propri candidati. Non sono bastate le scuse via Twitter a placare le polemiche.


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PALERMO - Le elezioni al tempo di Facebook sono ben altra cosa. Ne sa qualcosa Gea Planeta Schirò, candidata che guida la lista del premier, Mario Monti, alla Camera per la Sicilia Occidentale, già finita sul banco degli imputati per una sua dichiarazione “infelice” rilasciata nel corso della conferenza stampa di presentazione della lista. Prima ancora, infatti, che le agenzie potessero dare notizia delle dichiarazioni dell'editrice, sul popolare social network il virgolettato in cui la Planeta Schirò, difendendo l'Imu, definiva la tanto vituperata imposta “come la chemioterapia per un malato di tumore: prima si soffre, poi però si guarisce” era già tra i più condivisi e commentati. La sentenza di condanna da parte degli utenti di Facebook è stata impietosa. Sdegno tra i commentatori, specie tra quanti, avendo vissuto sulla pelle propria o dei propri cari esperienze che richiamano l'infelice metafora utilizzata dalla candidata.

In tanti contestano il riferimento alla chemioterapia come una cura risolutiva per un male che cura, invece, ancora non ha. La maggior parte di coloro che hanno ripreso o commentato le dichiarazioni della Planeta Schirò, tuttavia, si è dimostrata indignata per la leggerezza con cui i partiti scelgono i propri candidati, che con fare sempre più spesso dilettantesco, si lasciano andare a dichiarazioni pubbliche che, seppur ingenue e senza alcuna malizia, rischiano di scatenare dei veri e propri cicloni mediatici, come in questo caso.

Anche le scuse di Gea Planeta Schirò sono arrivate a mezzo internet, affidate ad un tweet. “Mi scuso, ma non strumentalizzate”, scrive, correlando un video dell'estratto della conferenza stampa in cui viene pronunciata la frase “incriminata”.