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Morta per un'overdose di chemio
Nuovi risvolti sul caso Lembo


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Il Gup Anania ha accolto la richiesta avanzata dal legale della famiglia Lembo, l’avvocato Marco Cammarata, di riconoscere la responsabilità civile dell’azienda ospedaliera Policlinico Paolo Giaccone.

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PALERMO - Nuovi risvolti nelle indagini sulla morte di Valeria Lembo, la mamma palermitana 34enne rimasta uccisa il 29 dicembre del 2011, nel reparto di oncologia del Policlinico di Palermo, per una somministrazione eccessiva di un farmaco chemioterapico.

Ad esserle fatale una dose eccessiva di Vinblastina, ben 90 mg rispetto ai 9 prescritti, che stroncarono la vita della giovane donna tre settimane dopo la quarta seduta di chemioterapia alla quale era stata sottoposta. La donna, infatti, da qualche tempo era affetta dal morbo di Hodgkin, una forma tumorale dalla quale è possibile guarire.

Dopo aver riconosciuto la costituzione di parte civile del marito e del figlio della vittima, insieme ai genitori ed alcuni parenti di primo grado, il Gup Anania del tribunale di Palermo ha accolto la richiesta avanzata dal legale della famiglia Lembo, l’avvocato Marco Cammarata, di riconoscere la responsabilità civile dell’azienda ospedaliera Policlinico Paolo Giaccone di Palermo.

Coinvolti nel procedimento anche l’ex primario del reparto di Oncologia del nosocomio, Sergio Palmeri, la dottoressa Laura Di Noto, oncologa e specializzanda in patologia umana, Gioacchino Mancuso laureando in medicina, lo specializzando Alberto Bongiovanni e due infermiere Elena Demma e Clotilde Guarnaccia, tutti accusati di omicidio colposo in concorso. Sono ancora tanti gli interrogativi che avvolgono la vicenda, l’udienza adesso è stata rinviata al prossimo 9 aprile.