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Le reazioni

Mal di pancia nell'Idv
In vista vertice di partito


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L'abbandono di Calì potrebbe non essere un caso isolato e l'Idv, in consiglio comunale, deve fare i conti con malumori e mugugni anche all'indirizzo del capogruppo Scavone e del vicepresidente Spallitta. E il partito prova a correre ai ripari convocando un vertice per questo pomeriggio.

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PALERMO - L’addio di Giorgio Calì, qualche sfuriata di troppo, un battibecco in Aula e più di un mugugno all’indirizzo del capogruppo. La maggioranza Idv di Sala delle Lapidi, dopo otto mesi di granitica compattezza e buoni risultati, comincia a fare i conti con i mal di pancia che impensieriscono e non poco il partito a poco più di un mese dalle Politiche. Un appuntamento, quello elettorale, che sarà cruciale per il sindaco Leoluca Orlando: il superamento dello sbarramento e soprattutto una buona affermazione in Sicilia segnerebbero il riscatto dalla batosta delle Regionali, mentre una seconda debacle mettere il primo cittadino in una posizione scomoda. Con Idv ormai destinata all’estinzione e una Rete 2018 nascente che si prefigura come la ciambella di salvataggio per il suo futuro politico, il Professore non può commettere passi falsi proprio ora e si sta giocando il tutto per tutto per svolgere ancora un ruolo di primo piano nello scenario regionale e nazionale.

Sarà stato anche per questo che l’altroieri, appreso dell’addio ufficiale di Calì, passato con Tabacci, è andato su tutte le furie e, nel corso di una furente telefonata con l’ex compagno di partito, lo avrebbe sonoramente scaricato nonostante questi gli giurasse ancora fedeltà. Non che il problema fosse Calì, dal momento che la maggioranza resta assai ampia, ma il timore del sindaco era di dare un segnale negativo con le Politiche ormai alle porte.

Per questo i vertici locali di Idv hanno convocato, per questo pomeriggio, una riunione a porte chiuse del gruppo consiliare in aula Rostagno: un appuntamento al quale sarà presente anche il coordinatore regionale Fabio Giambrone, oltre a quello provinciale Pippo Russo e quello cittadino Fausto Torta. E la convocazione parla chiaramente della necessità di fare un punto in vista delle Politiche, specie dopo l’alleanza con Ingroia. Non è un mistero che, nelle ultime settimane, numerose sirene siano suonate dalle parti della maggioranza: Calì finora è stato il solo a cambiare casacca, ma altri ex colleghi di partito sono stati contattati e invitati a lasciare Idv per la lista di Tabacci o il Megafono di Crocetta. E pare che qualcuno ci sia andato anche molto vicino, consapevole del bisogno di conquistare spazio e visibilità in vista delle prossime Comunali in cui con molto difficoltà si assegnerà di nuovo il premio di maggioranza a un solo partito, che ha di fatto miracolato molti degli eletti.

Ma la riunione potrebbe servire, soprattutto, a dare sfogo ad alcuni mal di pancia che nelle ultime settimane si sono fatti sempre più insistenti fino a culminare in vere e proprie liti. “Il problema – dice un consigliere a taccuini chiusi – è che gestire un gruppo così numeroso è troppo complicato, specie perché composto da persone assai diverse fra loro e in gran parte alla prima esperienza. Sarebbe stato meglio spacchettarlo, creare più gruppi che magari richiamino a Rivoluzione civile o alla Rete ma i vertici non hanno voluto”. Un veto che i coordinatori sarebbero pronti a ribadire anche domani, per paura che la situazione possa sfuggire di mano.

“Si tratta di un incontro politico per fare il punto sulle elezioni – dice Torta – e riflettere sulle nuove realtà che si affacciano nel panorama del centrosinistra come Rivoluzione civile, in cui Giambrone è candidato in quota Rete 2018. Ma è evidente che c’è anche un’accelerazione locale, come l’uscita di Calì con motivazioni poco convincenti: sarà al centro di un dibattito durante il quale verranno messe in evidenza anche altre cose, come i rapporti col capogruppo”.

Più di un consigliere, infatti, lamenta lo scarso confronto interno al gruppo e la mancanza di collegialità: “E’ da almeno un mese che non ci riuniamo – dice un orlandiano dietro anonimato – e non veniamo informati nemmeno delle delibere di cui discuteremo in Aula. Così non si può andare avanti”. E il destinatario delle critiche è per l’appunto il capogruppo, Aurelio Scavone, da sempre al fianco di Orlando e a cui è toccato il difficile compito di gestire i rapporti fra i consiglieri. “Calì se n’è andato – commenta Orazio La Corte – ma il malessere è molto più profondo, i problemi sono altri. I consiglieri con maggiore esperienza dovrebbero dare il proprio contributo per evitare lo sgretolamento dell’Idv”.

Mal di pancia che sono arrivati all’orecchio dei vertici del partito, che si aspettano che oggi qualcuno sollevi il problema. Difficile che si arrivi a un cambio del capogruppo o a una spaccatura prima delle Politiche, ma il disagio resta. “Il punto è che si fa la guerra per le sciocchezze – dice un consigliere – come per il posto di Calì, la sua presenza alla capigruppo oppure, come a inizio consiliatura, per i posti da dare al centrosinistra. Per non parlare dei battibecchi con Totò Orlando”. Un rapporto, quello di Scvone col presidente dell’Aula, non esattamente sereno, come ben testimoniano i continui battibecchi durante le sedute. Scene che, secondo alcune voci, non piacerebbero per niente nemmeno ai vertici del partito.

Ma i mugugni sarebbero anche all’indirizzo del vicepresidente vicario Nadia Spallitta: “E’ un battitore libero – attacca un collega di partito – che non rispetta mai le regole, come quando si tratta di votare i debiti fuori bilancio. Per non parlare del battibecco avuto col sindaco in occasione della relazione semstrale”. Lo spettro di una sfiducia resta per il momento lontano, ma è il segnale di un disagio pronto a esplodere.

“Sono stupita da queste voci, specie perché chi pensa certe cose non ha il coraggio di dirle chiaramente e si trincera dietro l’anonimato – replica la Spallitta – e così è difficile rispondere. Sui debiti fuori bilancio ho fatto tante battaglie e finché non viene fatta chiarezza con l’apposita commissione, non mi sento di assumermi responsabilità che non mi appartengono. Ognuno vota secondo coscienza. Non sapevo che ci fossero delle regole del gruppo, mi piacerebbe che qualcuno me le spiegasse perché a me non risultano. Sfiducia? Ma parliamo di un ruolo (quello di vicepresidente vicario, ndr) che non ho mai effettivamente gestito a pieno titolo, non ho mai presieduto di fatto, non ne ho avuto la possibilità. Quindi non avrebbero senso le dimissioni, non lo capisco”.