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La sentenza

Lite e sparatoria, assolti in appello
"Non furono loro a sparare"


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Nell'aprile 2010 un complimento di troppo aveva fatto scoppiare una lite fra due palermitani, Francesco Urso (nella foto) e Giovanni Priolo, e un gruppo di giovani di Santa Flavia. Dopo qualche ora la sparatoria e il ferimento di Filippo Settegrani, estraneo alla rissa. La corte d'appello di Palermo scagiona i due per "non aver commesso il fatto". 

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PALERMO - Assolti, per non aver commesso il fatto. Il verdetto della terza sezione penale d'appello, presieduta da Raimondo Lo Forti, scagiona anche Giovanni Priolo che, in primo grado, col rito abbreviato, era stato condannato a quattro anni per lesioni gravissime dal tribunale di Termini Imerese. L'altro imputato, Francesco Urso, figlio di Giuseppe - condannato per la strage di via D'Amelio ma scagionato dalle nuove dichiarazioni di Gaspare Spatuzza - era stato assolto anche in primo grado. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Rosalba Di Gregorio e Calogero Vella.

La vicenda riguarda una sparatoria avvenuta nel paese di Santa Flavia, a pochi chilometri da Palermo, il 12 aprile 2012. I due giovani (Urso ha 29 anni, Priolo ne ha 31) stavano passeggiando con le loro compagne in via Pezzillo, passando davanti al bar sala giochi "Babilonia". Un gruppo di giovani locali che stazionavano davanti al bar avrebbero espresso qualche apprezzamento nei confronti delle due donne e da qui sarebbe nata una risse che vedeva coinvolti Urso e Priolo.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti i due, allora, avrebbero lasciato a casa le rispettive ragazze e sarebbero tornati sul luogo del misfatto  a bordo di una Fiat 600 dalla quale, all'improvviso, è partito un colpo di pistola calibro 7,65 che ha ferito all'addome l'allora 29enne Filippo Settegrani che, però, non era fra i presenti alla lite scoppiata qualche ora prima. Così sarebbe stato ferito per sbaglio.

In primo grado Francesco Urso, arrestato cinque giorni dopo la sparatoria, era stato assolto mentre Giovanni Priolo, arrestato in un secondo momento, il 25 aprile 2010, aveva subito una condanna a 4 anni per lesioni gravissime. Filippo Settegrani, nell'arco del processo, aveva riconosciuto solo parzialmente i due giovani. Oggi, quindi, il verdetto che li scagiona per non aver commesso il fatto.