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CORTE DEI CONTI

Soldi della "488" mai spesi
Imprenditore condannato


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Stangata della Corte dei conti. Devono restituire un milione e duecento euro allo Stato. A tanto ammontava il prestito ottenuto da un'impresa orafa di Castelvetrano. Soldi che dovevano servire per aprire una fabbrica.

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La sede della Corte dei conti
CASTELVETRANO (TRAPANI) - Devono restituire un milione e duecento euro allo Stato. A tanto ammontava il prestito ottenuto dalla Di Maio Preziosi Snc di Castelvetrano. Soldi che dovevano servire per aprire una fabbrica di oreficeria, ma che non sono mai stati spesi.

Il progetto, finanziato alla fine degli anni Novanta dal ministero dell'Industria con 2 miliardi e quattrocento mila euro grazie alla Legge 488, sarebbe dovuto entrare a regime alla fine del 2002. La società, amministrata da Gianfranco Di Maio, aveva acquistato i macchinari dalla Di. Sa. Costruzioni s.r.l., anch'essa con sede nel paese in provincia di Trapani, e amministrata da alcuni familiari dello stesso Di Maio. Macchinari che furono in parte rubati e in parte trovati abbandonati. Lo stabilimento, di fatto, non è mai entrato in funzione. Nel frattempo la Disa è stata dichiarata fallita e Gianfranco Di Maio è stato pure condannato per bancarotta fraudolenta.

Ed è partita la citazione in giudizio per danno erariale. Il processo di primo grado davanti alla Corte dei conti si è concluso con la condanna in primo grado di Gianfranco Di Maio e della società. Di Maio ha fatto appello, sostenendo che il reato era prescritto e non c'era alcun danno visto che il contributo era stato revocato. La sezione d'appello, presieduta da Salvatore Cilia, relatore Pino Zingale, però, ha respinto il ricorso e dato ragione alla procura regionale della Corte dei conti. La condanna è diventata così definitiva.