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IL CASO

Giallo alla Formazione
"Violati i documenti"


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di franco, formazione, ispezioni

Nino Di Franco, tra i dirigenti per i quali la Regione ha deciso il trasferimento, racconta: "Ho trovato la mia stanza sottosopra. Ho dovuto denunciare tutto alle Forze dell'ordine. Tra i documenti, anche l'elenco delle future ispezioni. Le rotazioni? Sono favorevole. Ma in questo caso, non capisco il criterio scelto dal presidente".

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PALERMO - “Io sono ancora un dirigente della Formazione professionale. Ma oggi, non ho nemmeno una sedia sulla quale sedermi”. Antonino Di Franco è chiaramente emozionato. E la rabbia è solo smorzata dalle buone maniere. “Hanno messo il mio ufficio sottosopra, e non so spiegarmi il motivo”. Il “caso” è quello esploso all'assessorato alla Formazione professionale di via Ausonia. Lì, Di Franco, fino all'annuncio del presidente Crocetta della maxi-rotazione dei dipendenti, era il dirigente dell'Ufficio Accreditamento. “A dire il vero – puntualizza – io sono ancora il dirigente, visto che non ho ricevuto alcun decreto di revoca”. E in effetti, anche ieri mattina Di Franco s'è recato in assessorato, nella sua stanza. Ma lì, ecco la brutta sorpresa: “Ho trovato tutto a soqquadro. Mancava una scrivania, le sedie, il computer era staccato e depositato su un tavolinetto tra la stampante e il telefono”. Ma soprattutto, ecco un “tappeto” di pratiche sparse sull'unico tavolo rimasto nell'ufficio. “Si tratta – racconta Di Franco – dei documenti riguardanti le ispezioni dell'Audit agli enti di Formazione. E c'era anche l'elenco delle future ispezioni. Tutti documenti dei quali io, fino a oggi certamente, sono ancora il responsabile”. Quelle pratiche, il venerdì precedente, erano, come accadeva da tempo, chiuse in un mobiletto. “Ma non c'era alcun catenaccio. Il mobiletto era solo in una posizione più riservata della stanza. Quel mobile, adesso, non c'è più. Mi risulta sia stato spostato negli uffici dell'assessore Scilabra”. Così, è scattata l'unica reazione possibile: “Ho chiamato la polizia – prosegue Di Franco – e ho denunciato il fatto. E voglio precisare che non ho denunciato un furto, ma mi sono voluto cautelare, visto che non ho contezza di quali pratiche possano mancare, o cosa ne abbiano fatto le persone che hanno combinato quel caos nel mio ufficio”.

Un ufficio divenuto “suo”, per puro caso, visto che Di Franco, da diversi anni si occupa d'altro. “Io sono un dirigente della Formazione dal 1991, ma solo dal 2011 ho ricevuto l'incarico ad interim per l'accreditamento. Un incarico che ho accettato solo per venire incontro alle esigenze dell'amministrazione, visto che non mi ha fatto guadagnare nemmeno un euro in più”. Un “radicamento” nell'assessorato di via Ausonia, che potrebbe essere una delle cause della recente decisione del presidente Crocetta di trasferire lui, insieme ad altri dirigenti, verso altri assessorati. “Ma il governatore – spiega Di Franco – ha fatto riferimento a presunti casi di parentopoli, se non di 'tangentopoli'. Se è certo di quello che dice, dovrebbe denunciare i dirigenti, non trasferirli. E lo invito a cercare attentamente qualcosa sul mio conto. Non troverà nulla. In 23 anni di professione – prosegue - la mia parola d'ordine è stata 'legalità'. Un principio che ho anche promosso nelle scuole siciliane”.

Così, appariva già inaccettabile il trasferimento, per di più condito dalle parole del presidente Crocetta. Fino al caso di ieri. “Io da mercoledì scorso, quando ho letto proprio sul vostro giornale, in diretta, del trasferimento mio e di altri colleghi, additati come il simbolo della malaburocrazia, non sto affatto bene. Per questo – annuncia – sono intenzionato a difendere la mia dignità di uomo e di dirigente fino all'ultimo. E quello accaduto ieri nel mio ufficio, poi, mi lascia l'amaro in bocca”. Già. Perché quanto avvenuto in quella stanza, oggi, assume le tinte del “giallo”. “Da ieri mi chiedo – dice il dirigente – perché è successo solo nella mia stanza? Non me lo spiego. E non so chi l'abbia potuto ordinare. L'unica spiegazione che so darmi è quella di una intimidazione”.

E al di là del “giallo” sul “mandante” della violazione di documenti “dei quali sono ancora io il responsabile”, resta sullo sfondo il caso delle rotazioni. “Io – dice Di Franco – ho persino votato per il presidente Crocetta. E sono anche favorevole alle rotazioni. Ma queste devono seguire un metodo, un criterio. Ad esempio, qualcuno dovrebbe spiegarmi perché, se il problema era il 'marcio' nella Formazione professionale, il governo ha deciso di spostare anche altri colleghi che si occupano, tra le altre cose, di Università, di assegni di ricerca o di edilizia scolastica. Qualcosa non torna”. Intanto, però, c'è da risolvere il “giallo”: “La mia denuncia è cautelativa. Sono ancora il responsabile dell'Ufficio. E tutto quanto ho raccontato qui, è stato verbalizzato dalle forze dell'ordine. Che, a dire il vero, - conclude Di Franco - quando sono arrivati nella mia stanza mi hanno confessato di non aver mai visto nulla di simile in un ufficio di una pubblica amministrazione”.