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Processo Mori, dibattimento chiuso
La sentenza a giugno


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Dal prossimo 15 marzo la requisitoria del pm, poi sarà la volta della difesa. Ultimo atto l'acquisizione, fra altri documenti, dei verbali dell'ex ministro Calogero Mannino e dell'ex comandante del Ros Antonio Subranni, delle sentenze sulla strage di Capaci e della lettera del cosiddetto "Corvo 2". La sentenza sarà letta a cinque anni esatti dall'inizio del processo.

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PALERMO - E' terminata con l'acquisizione dell'ennesimo lungo elenco di documenti la fase dibattimentale del processo ai danni di Mario Mori e Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento di Bernardo Provenzano con l'aggravante mafiosa e (solo per per Mori) di minaccia o violenza a corpo politico dello Stato. Nel processo sono entrati i verbali di Calogero Mannino e Antonio Subranni già depositati al processo sulla trattativa. Il presidente Mario Fontana ha stilato il calendario che porterà, con ogni probabilità, alla pronuncia del verdetto entro la fine del prossimo mese di giugno, a 5 anni esatti dal suo inizio: la prima udienza è data 1 luglio 2008.

Nel processo entrano, dunque, i verbali resi al pm da Calogero Mannino e Antonio Subranni, l'1 marzo 1994 e l'8 settembre 1995, nell'abito dell'inchiesta per concorso esterno contro l'ex ministro democristiano che sarà, poi, assolto in via definitiva. In questi verbali Subranni, allora comandante del Ros, ha ammesso gli incontri con Mannino nella sua segreteria politica per discutere sulle dichiarazioni del pentito Rosario Spatola, uno degli accusatori, e della richiesta di Mannino al Ros di dimostrare l'infondatezza di quelle accuse. Anche il politico ha ammesso di essersi rivolto al maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, ucciso nel 1992, per scoprire chi avesse 'armato' il pentito Spatola contro di lui. Per la Procura si tratta della dimostrazione dell'asse Mannino-Subranni-Guazzelli, col primo a dare l'input agli altri per trattare con Cosa nostra e avere salva la vita: dopo l'omicidio Lima, il suo nome era il seguente nella lista degli obiettivi.

Fra gli altri documenti acquisiti, anche su richiesta della difesa rappresentata da Basilio Milio, ci sono l'audizione dell'ex ministro Claudio Martelli alla commissione antimafia, quella del pm di Firenze Gabriele Chelazzi, oggi deceduto, risalente al 14 maggio e 2 luglio 2002. A questi si aggiungono il rapporto del gruppo interforze riunito dai servizi segreti sugli attentati del 1993 e la lettera del cosiddetto "Corvo 2" risalente al giugno del 1992 che anticipava, per molti versi, ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.

A ciò si aggiungono le sentenza dei tre gradi di giudizio del processo sulla strage di Capaci. In particolare il pm Nino Di Matteo fa riferimento al tratto in cui viene cristalizzata la "scelta strategica" di rivendicare gli attentati con la sigla "Falange armata". "La stessa utilizzata dell'omicidio del maresciallo Guazzelli" ha concluso Di Matteo.

La prossima udienza è stata fissata per il 15 marzo, sarà la prima delle quattro (25 marzo, 5 e 30 aprile le altre date) dedicate alla requisitoria del pubblico ministero. La difesa parlerà il 10 e 24 maggio e il 7 giugno. Poi un ulteriore udienza dedicata alle eventuali repliche e la camera di consiglio per decisione finale.