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PROCESSO HYBRIS

"Negarono di pagare il pizzo"
Due commercianti condannati


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Hanno scelto il silenzio. Secondo gli investigatori, hanno negato l'evidenza. E così sono stati condannati a due anni ciascuno di carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.

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PALERMO - Hanno scelto il silenzio. Secondo gli investigatori, hanno negato l'evidenza. E così sono stati condannati a due anni ciascuno di carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.

C'è anche la storia di Francesco Russo e Antonino Lo Sciuto nel processo Hybris. Sono due commercianti. Il primo è titolare della pizzeria d'asporto Daniel di via Trasselli, una traversa di corso Calatafimi. Il secondo è il genero del titolare di un minimarket nella zona di Ballarò. “Ma che è chiuso il pizzaiolo?”, chiedeva Michele Armanno al suo braccio destro Maurizio Lareddola nel giro di ricognizione per verificare come procedeva la raccolta del pizzo. “Ora lui ci deve passare”, rispondeva Lareddola, riferendosi all'esattore del racket che doveva occuparsi della messa a posto del pizzaiolo. I carabinieri hanno convocato Russo in caserma. Lui non si è limitato a negare di essere una vittima del racket ma, concluso il faccia a faccia con i carabinieri del nucleo investigativo, si sarebbe affrettato ad avvisare dell'indagine lo stesso Lareddola.

La voce di Lo Sciuto è rimasta impressa nei nastri delle intercettazioni. Giuseppe Bellino e Giovanni Castello avrebbero preteso di rilevare l'attività commerciale del suocero smentito ogni imposizioni. Eppure dalle conversazioni emergerebbe una realtà ben diversa. “... allora, mio suocero… il negozio intanto la voce che c'è che se lo deve vendere… - diceva Lo Sciuto a Castello - … lui richiede… centomila euro e tremila euro al mese… Ora io… che voglio fare? Ora parlo con lui con mio suocero, gli vado a parlare pure con mio zio Nicola belli sistemati e gli dico, che devi combinare, che devi fare, che intenzione hai tu?... vediamo di trovare una strada che si va al paradiso”.

La reazione di Castello era stata piuttosto dura: “... ora ci mettiamo a ridere... centomila euro subito … tu gli devi dire a tuo suocero che lui ha un impegno con noialtri... o in una maniera o in un'altra maniera ha l'impegno con noialtri, se lui ci vuole dire grazie per tutte le cortesie che gli sono state fatte ce lo dice in questa maniera, se non ci vuole dire grazie in questa maniera… noialtri ci dobbiamo mettere un picciuttieddu che si deve guadagnare il pane a noialtri gli indiani o i tedeschi o i svizzeri non ci interessano, ci interessa un figlio di madre che si deve campare la famiglia… se ci sediamo e si ci trova un accordo, chiaramente già ti dico che centomila euro a lui nelle mani non gli si possono dare... “.

Lo Sciuto e Russo non sono gli unici commercianti indagati per favoreggiamento. Tutti tranne loro e Giuseppe Spatafora (titolare del cinema Marconi di via Cuba che è stato assolto) hanno scelto di essere processati con il rito ordinario.