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La replica di La Bianca:
"Ribatterò punto per punto"


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L'ormai ex liquidatore della Gesip, Giovanni La Bianca, risponde alle accuse del sindaco Orlando: "Non ho mai aizzato alla violenza, mi cacciano per i decreti ingiuntivi. Il tfr? In caso di fallimento i lavoratori lo avrebbero preso dopo un anno".

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PALERMO - "Non è vero niente, io rigetto quanto dichiarato dal sindaco e sono pronto a ribattere punto per punto". E' amareggiato Giovanni La Bianca, ormai ex liquidatore della Gesip che al termine di un'assemblea dei soci durata quasi quattro ore è stato sostituito dal comune di Palermo che ha preferito invece non esprimersi sulla ricapitalizzazione dell'azienda rinviando il tema. Un pomeriggio a nervi tesi, quello vissuto a piazza Marina, a cui si è aggiunto un durissimo comunicato del primo cittadino che ha puntato il dito contro l'ex liquidatore accusandolo di aver aizzato i lavoratori e di aver "giocato sporco".

"L'amministrazione mi attacca perché ho portato avanti i decreti ingiuntivi - dice La Bianca a Livesicilia - tanto che il tribunale ha messo in esecutività 1,2 milioni di euro, soldi 'incontestabilmente' dovuti. Mi hanno criticato perché non ho fatto fallire società, ma ho fatto una dichiarazione forte e chiara in cui ho ribadito che è il tribunale che dice che la Gesip non può fallire per mancanza dei requisiti soggettivi, ovvero non c’entrano eventuali documenti che non esistono. La società non è un imprenditore commerciale, se ne devono fare una ragione. L’amministrazione, piuttosto che aizzarsi contro un professionista che ha fatto il suo dovere, trovi le soluzioni. Vedremo chi approverà il debito fuori bilancio".

Per domani pomeriggio è prevista una conferenza stampa di La Bianca, che ha comunque provveduto a diramare una nota. "Si prende atto della dichiarazione, portata a conoscenza dello scrivente, di provenienza della Amministrazione Comunale e, sinceramente, devesi osservare come lo scrivente rigetti, integralmente, il contenuto delle medesime - si legge nella nota -in particolare, seppur lo scrivente abbia solo espresso parole di elogio ove l’amministrazione si sia adoperata a favore della società, non riesce a comprendersi l’odierno, personale, attacco. In particolare non riesce a comprendersi come, personalmente e professionalmente, possano essere date colpe allo scrivente nascenti dall’emissione, da parte dell’autorità giudiziaria, di decreti ingiuntivi (per somme vantate dalla società) nei confronti del comune di Palermo per cui, peraltro, proprio in data odierna è stata data autorizzazione, nelle more dei giudizi incoati dall’Amministrazione, di comunque escutere, in attesa della Sentenza definitiva, circa 1.200.000,00 di euro “incontestabilmente” dovuti dall’Ente territoriale. Crea ulteriore sconforto, inoltre, apprendere come, laddove io abbia richiesto di potere agire nei confronti di eventuali mie predecessori, che presentavano richieste di rimborso (puntualmente adempiute) per spese di 'rappresentanza', nell’ordine di oltre 100.000 euro annui, l’Ente abbia preferito evitare di deliberare su detta azione e oggi, invece, il nuovo liquidatore abbia come primo obbligo valutare il mio operato che, laddove spese alla società abbia portato, ha anche, contestualmente, portato rilevanti utili. Non si vuole neanche, in questa sede, prendere posizione sulle gravissime ipotesi sull’operato dello scrivente, che potrebbe avere aizzato i lavoratori alla violenza, semplicemente volendosi ricordare come, proprio lo scrivente, in più di una occasione, abbia dovuto chiedere l’ausilio della forza pubblica per poter evitare possibili danni alla propria persona. Sebbene oggetto di assemblea, inoltre, vuole ricordarsi come, nell’ipotesi di fallimento della società, il tfr dei lavoratori sarebbe stato pagato esclusivamente solo dopo la loro insinuazione al passivo e la conseguente surroga dell’Inps (cioè a distanza di almeno un anno dalla relativa ammissione). Comunque, lo scrivente, si riserva ogni più ampia eventuale azione nei confronti di chi abbia reso dette affermazioni anche, previa valutazione, in sede penale. Quanto sopra può essere, inoltre, appropriatamente documentato compresa la circostanza che, in ben tre diverse occasioni, si era già data disponibilità a rassegnare le proprie dimissioni".