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Presunto estorsore riconosciuto
dalla vittima: "Sono innocente"


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di Manuela Zummo. Vincenzo Vella è stato riconosciuto dal gestore di un panificio di corso dei Mille dalla foto apparsa sul giornale. E' accusato di aver richiesto il pizzo. Arrestato nel maggio 2009 nell'ambito dell'operazione Cerbero l'uomo continua a negare di essersi mai recato nell'attività dell'accusatore.

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PALERMO - Avrebbe richiesto il pizzo, in qualità di uomo della famiglia mafiosa di Brancaccio, al titolare di un panificio di corso dei Mille a Palermo nel lontano 2005. Questa l’accusa mossa contro Vincenza Vella, pregiudicato palermitano, chiamato a rispondere oggi davanti il gup Sistito di tentata estorsione con l’aggravante di favoreggiamento a cosa nostra.

All’epoca dei fatti il titolare del panificio di corso dei Mille, Giuliano Benedetto, denunciò l’accaduto ai carabinieri dichiarando, però, di non conoscere il presunto estorsore né di averlo mai visto prima. Soltanto quattro anni dopo, esattamente nel maggio del 2009, Giuliano Benedetto riconobbe il suo presunto aguzzino nelle foto degli arrestati dell’operazione Cerbero condotta dagli agenti della Squadra mobile di Palermo e che portò, allora, all’arresto di 37 persone ritenuti associati ai mandamenti mafiosi di Brancaccio e Porta nuova . Da quelle foto, stando alle sue dichiarazioni, Giuliano Benedetto associò al viso del suo presunto taglieggiatore anche il nome di Vincenzo Vella.

Vincenzo Vella che, già accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e favoreggiamento aggravati dalla modalità mafiosa, oggi in aula ha rifiutato le accuse. Vella ha infatti dichiarato di non essersi mai recato in quel panificio di corso dei Mille né di conoscere il titolare in questione.

E così le dichiarazioni del titolare del panificio entrano in contraddizione con quelle fornite dall’imputato. La difesa di Vella, rappresentata dall’avvocato De Lisi, ha chiesto il confronto tra le parti. Confronto rigettato dal giudice Sistito che ha invece fissato l’udienza di dibattimento per il prossimo 17 marzo davanti la 5° sezione della corte d’Appello di Palermo.