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La polemica

Il Fondo per il Commercio
è rimasto senza direttore


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All'indomani dell'incarico, il numero uno dell'istituto che concede i contributi alle imprese, Giuseppe Giudice, è finito al centro della rotazione alle Attività produttive (nella foto la sede dell'assessorato). Così ha rinunciato anche al mandato ricevuto il giorno prima. Lasciando bloccati finanziamenti per 80 milioni.

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PALERMO – Un giorno ti do fiducia, il giorno dopo te la tolgo. E nella rete dell'incertezza restano bloccati i fondi per le imprese. Dall'inizio di marzo il Fondo per il commercio della Regione non ha più un direttore: effetto della lettera, firmata appunto il 28 febbraio, con la quale Giuseppe Giudice, il commissario dell'istituto che concede i finanziamenti a tasso agevolato e i contributi in conto interessi alle aziende dell'Isola, ha rassegnato le dimissioni. Il motivo ufficiale è di quelli standard: “Ragioni personali”. Ma dietro si cela una storia di paradossi alla siciliana: Giudice, che ha ricevuto la conferma dell'incarico il 20 febbraio, il giorno dopo si è visto notificare la rimozione dall'altro incarico che rivestiva, quello di capo del servizio Commercio dell'assessorato alle Attività produttive. Come dire: fiducia sì, ma a metà.
Come in tutti i paradossi che si rispettino, però, l'origine della fiducia e della sfiducia è la stessa. La lettera del 20 febbraio, infatti, porta la firma del presidente della Regione Rosario Crocetta, che però specifica di aver deciso di confermare Giudice “su proposta dell'assessore alle Attività produttive”. Cioè Linda Vancheri, che però deve aver tenuto il segreto. Tanto che il direttore generale del suo assessorato, Alessandro Ferrara, il giorno dopo ha deciso di mettere alla porta Giudice. “Non sapevo che l'assessore l'avesse confermato – dice adesso Ferrara – ma d'altro canto c'è una delibera della giunta che impone ai direttori generali di ruotare almeno il 50% dei dirigenti”. Ferrara ha fatto di più: 14 su 20. Il 70%.
In assessorato, però, ridimensionano la rotazione. “Gli spostamenti – spiega Ferrara - non sono punitivi. L'obiettivo è ribadire che tutti sono utili, ma nessuno è insostituibile: per i dirigenti, però, c'è la possibilità di essere valorizzati altrove”. Altrove, perché la lettera notificata ai 14 dirigenti parla chiaro: nessun altro incarico può essere concesso loro all'assessorato guidato da Linda Vancheri, che non è stato possibile rintracciare per una replica. “Alcuni di loro – taglia corto Ferrara, che sulla poltrona di direttore generale è arrivato alla fine di gennaio – era qui da oltre trent'anni”.
Non è il caso di Giudice, però. L'ex commissario del Fondo per il commercio, infatti, era capo del servizio Commercio dal 2010 e ha iniziato a lavorare all'Industria, l'assessorato confluito nelle Attività produttive, nel 2006. Prima, per lui, c'erano stati incarichi alle Foreste e in altri assessorati. Adesso, invece, gli toccherà occuparsi di Pesca. Tutt'altra questione.
Ma alla Regione il mantra rimane: “Non sono rotazioni punitive”. Non lo usa solo Ferrara: le stesse parole, alla lettera, ricorrono anche conversando con l'assessore alla Funzione pubblica Patrizia Valenti. “Non ci sarebbe motivo per punire quei dirigenti – specifica l'assessore – anche perché c'è gente che ha mandato avanti la Regione portando il lavoro a casa il sabato e la domenica. Ma negli uffici dell'Unione europea si mantiene lo stesso ruolo per 7 o 8 anni al massimo”.
Al Fondo per il commercio, intanto, le pratiche si accumulano. Anche perché la storia del fondo è piena di stop and go: prima che Giudice fosse nominato, a settembre del 2011, la macchina era rimasta bloccata per un anno proprio per la difficoltà a trovare una quadra per il vertice. Prima ancora, nel 2009, a lasciare fermi i contributi, gestiti dal fondo sotto l'ombrello dell'Irfis, era stato invece un contenzioso amministrativo.
Ora il nuovo stop. Che riguarda finanziamenti per 80 milioni di euro, ai quali aspirano circa 1.600 imprese. La coda da smaltire, insomma, è enorme: seicento pratiche in attesa, un migliaio di fascicoli istruiti ma senza l'ultima delibera. L'assessore Valenti, però, minimizza: “Non c'è dubbio – commenta – che la macchina amministrativa possa subire una fase di stallo quando c'è una rotazione. Il problema è generale, ma in poco tempo ne verremo a capo”. Anche perché quelle 1.600 aziende in attesa di un contributo, nella Sicilia strangolata dalla crisi, aspettano con fiducia. E non a giorni alterni.