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L'intervista

Zichichi saluta e dice:
"Sto cercando il supermondo"


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Antonino Zichichi

Lo scienziato: "Ho parlato con Crocetta. A me interessa solo lavorare ai miei progetti, alla politica penserà lui".

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PALERMO - “Hello!”. La voce, gentile, rimbalza dai laboratori di Ginevra. Antonino Zichichi è al lavoro: “Lei lo sapeva - dice - di non essere un figlio del mondo, ma del supermondo?”. No, non lo sapevamo. Ma ci prendiamo la nostra piccola rivincita:

E lei, assessore, lo sapeva che il presidente Crocetta sta pensando di estrometterla dalla giunta?
“A dire il vero, ne parliamo da un paio di giorni. Non c'è nessun problema. Il mio ruolo in effetti è un altro”.

Quale?
“Quello di fare progetti, di portarli avanti. Non sono un politico”.

E ve ne accorgete adesso?
“Guardi, questo non è un problema mio. Di politica si occupa Crocetta. Tra me e lui le cose sono molto chiare e non c'è nessuna incomprensione”.

Quindi lei, a prescindere dal ruolo, continuerà a sostenere il progetto del presidente?
“Io non sostengo 'il' progetto. Io lavoro 'ai' progetti. I dodici progetti che ho già annunciato: da quelli sulla riscoperta di Archimede, ai nuovi itinerari della Cultura, allo studio dei tumori...”.

E allora ci spiega in quale ruolo porterà avanti questo lavoro, se non sarà più un componente dell'esecutivo?
“E lei crede che questi siano discorsi che mi interessano? A me Crocetta ha chiesto qualcosa di più: mi ha chiesto di far voltare pagina alla Sicilia. E io lavorerò in questa direzione”.

A dire il vero, il presidente ha parlato anche di un assessorato immobile.
“Non è immobile. In assessorato bisogna solo decidere cosa si fa e cosa non si fa...”.

Appunto. Crocetta parlava proprio di questo: di alcune difficoltà, come dire, amministrative legate alla sua gestione.
“Le ripeto: io non sono un politico. Non lo sono mai stato. Io sono un uomo di scienza. E, scusi l'immodestia, ma ho fatto in passato cose grandissime. E di scienza voglio continuare a occuparmi, anche per la Sicilia. Di politica, se ne occupa il presidente. E in effetti non ha mai chiesto a me di occuparmene”.

Non ho ancora compreso come contribuirà, in che veste, e in che modo.
“Io gliel'ho detto: lavorerò ai progetti. Il motore delle cose è nei progetti. Le faccio un esempio: se vogliamo fare un aeroplano nuovo, io devo prima dimostrare con carte e penna che può volare. Altrimenti non volerà mai. Poi, bisogna fare gli esperimenti. Come sto facendo in questo momento”.

A cosa sta lavorando, professore?
“Sto cercando il supermondo”.

...Scusi?
“Il supermondo. Lei crede che noi siamo figli del mondo, e invece siamo figli del supermondo”.

Mi scusi, giusto per restare in tema di 'figli'. Lei crede che nella scelta del presidente possano aver inciso le presunte incompatibilità con l'attività di suo figlio, nel settore dei beni culturali?
“Non credo proprio. Quelle sono polemiche superate da tempo. Ed erano fondate su bugie messe in giro, nella vita di tutti i giorni. È stato uno dei tanti esempi di Hiroshima culturale. Lo stato in cui viviamo oggi. E che Rosario Crocetta vuole combattere”.

Come si combatte contro l'Hiroshima culturale?
“Semplice: bisogna opporsi alle menzogne”.

E invece le sue dichiarazioni sul Nucleare? Magari quelle hanno infastidito il governo? “Anche in quel caso, si è veicolata una notizia inesatta. Io non parlavo delle Centrali che si fanno, ma di quelle che si potrebbero fare”.

Vale a dire?
“Chi parla di centrali nucleari non sa quello che dice. Io, invece, conosco personalmente tutti i protagonisti del progetto Manhattan. E sono certo di una cosa”.

Di cosa?
“Se le centrali le potessimo fare semplicemente noi scienziati, sulla base dei nostri studi, sarebbero sicure al cento per cento”. E invece? “E invece c'è la vita di tutti i giorni. Ed è lì che avvengono i 'papocchi'”.