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il commento

Cosa ha sfregiato
quello sputo a Orlando


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Il sindaco Orlando

Hanno sputato in faccia al sindaco Orlando. Un gesto inqualificabile, vile e incivile. Un'azione che non merita scusanti. E che fa riflettere.

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E' come quando metti le mani in tasca e senti che manca qualcosa. Frughi,  senza vedere, col contorno delle cose che diventa forma per occhi immaginari.  La radiografia del taschino prevede la pace di chi avverte il contatto rassicurante con le chiavi o col pacchetto di sigarette. Ma suona un allarme silenzioso se la rassegna è incompleta.
Mettere le mani nelle tasche di Palermo offre la seconda sensazione. Hai come  l'impressione che manchi qualcosa. Nel nostro caso, è tutto.
E veniamo allo sputo dell'incivile che, in mancanza di capacità espressive più complesse, ha comunicato così il suo disprezzo a Leoluca Orlando. Ci interessa non l'esecrabile atto in sé – oltretutto perfino la disperazione non ha diritto  al perdono quando sceglie una strada vile e detestabile -, attrae maggiormente la percezione  del medesimo.

Quello sputo, ce ne accorgiamo dai commenti sulle pagine della nostra comunità, è il gradino più basso raggiunto da una consunzione che sta divorando i nostri orizzonti. La città rotola nel suo viale del tramonto, affatto soffuso e nostalgico, portando con sé i suoi cittadini e le loro speranze. L'ottimismo iniziale, balzato alle stelle con l'elezione di Orlando, si è affievolito e tocca il minimo storico. Mai eravamo giunti a un punto simile. Più che lo sputo, c'è la vittima. Non la bocca dell'ominicchio che ha offeso, ma la guancia dell'uomo che ha ricevuto l'umiliazione e che ha risposto con comprensibile furore. Alle nostre latitudini, non esiste una degradazione più cocente. Nel codice delle aggressioni\intimidazioni, lo sputo, “lo sgracco”, occupa un posto infimo. Nella cultura barbarica che guida le azioni peggiori di chi ritiene di avere pensieri migliori, perfino la coltellata risulta accettabile in un malinteso senso del rispetto. Lo sputo no. Nello sputo c'è la faccia e non il volto della vittima. C'è la faccia, la superficie che funge da bersaglio, non il volto, il tratto che conduce alla dignità.

Per uno che ha sputato, tanti hanno trasalito. Troppi l'hanno vissuta come rivalsa miserabile non si sa perché né per chi. Una sorta di rivincita contro il comandante del Titanic, come se il nemico comune fosse chi pilota la nave nella bufera e non la sagoma dell'iceberg. Altri, la parte più sana, hanno condannato con un sentimento profondo di tristezza, con l'intima celebrazione della fine di un mito. Luca, il professore, il sindaco, era protetto dal suo carisma, nel bene  e nel male. Se qualcuno ha osato profanarlo con la saliva, vuol dire che quel carisma è morto, che non esiste più protezione, che siamo al si salvi chi può, mentre l'iceberg ha già squarciato il ventre di Palermo e sta cominciando il suo viaggio verso la distruzione. E su questo il volto che è stato percosso dallo sputo dovrebbe riflettere.

Confesso una debolezza al lettore. Voglio bene al professore Orlando. Per tutti è il sindaco della Primavera, per me è l'uomo che ha portato qui le spoglie di Joe 'O Dell, americano mandato a morte in Virginia e sepolto accanto ai fiori di Santa Maria di Gesù. Basta una gemma per illuminare in eterno la vita di chiunque. Ma se metto le mani nella tasca del mio cuore, io non la ritrovo più.