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FORMAZIONE

Crocetta non teme le minacce
"Non ci fermeranno"


Il governatore siciliano torna alla carica sulle polemiche scaturite dopo il provvedimento che ha annunciato di voler revocare l'accreditamento agli enti di formazione professionale, "La lotta è giusta se ha nobili obiettivi, ovvero la difesa dei lavoratori, ma se si vogliono difendere i privilegi delle cricche non cederemo di un solo passo".

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PALERMO - “Di fronte alla “manciugghia” diffusa, al sistema delle finte vendite agli amici per sottrarre i soldi ai lavoratori per appropriarsi delle risorse dei siciliani, di fronte alla scadente formazione che non prepara i giovani e non garantisce lo stipendio ai lavoratori, di fronte al fatto che Regione intende garantire tutti i lavoratori, non temiamo né gli annunci sulla “benzina”, né quelli di manifestazioni che non dovrebbero essere rivolte contro la Regione, che paga gli enti per pagare a loro volta i lavoratori, ma contro gli enti stessi".Con queste parole Rosario Crocetta, presidente della Regione, torna sulla vicenda che coinvolge gli enti di Formazione professionale.

Per il governatore la strada intrapresa è quella giusta: "La verità viene sempre fuori, nessuno pensi di usare la forza o di costringere coi soliti atti o peggio con gli intrighi di palazzo a fare azioni illegali. L’avviso 20 non ha copertura finanziaria? Si provvederà a riorganizzare i corsi trovando le risorse necessarie. Chi teme la riqualificazione della formazione? Alcuni enti sono destinati a perdere l’ accreditamento poiché non hanno pagato i lavoratori, a volte hanno fatto solamente corsi inutili e non hanno le caratteristiche per farlo".

La spada di Damocle dei tagli secondo Crocetta è inevitabile: "2200 enti che si dividono 150 milioni di euro. Naturalmente ad alcuni toccano le briciole ad altri la focaccia. E la focaccia ha commistioni dentro il sistema di potere. Non lo tollereremo, difenderemo i lavoratori e li tuteleremo. Chi vorrà utilizzarli per mantenere quegli enti con queste caratteristiche, è destinato a rimanere con pugno di mosche in mano, perché toglieremo l’accredito a chi non lo merita salvando i posti di lavoro".

L'attenzione si sposta poi sulle polemiche accese con i sindacati dei lavoratori: "Chi vuole aizzare i lavoratori contro loro stessi? I lavoratori si accorgeranno che i nemici stanno dietro coloro che li spingono alla battaglia, una battaglia reazionaria e conservatrice dei privilegi. Non un solo posto di lavoro si perderà, ma molti enti andranno via. Cosi come dovrà finire il gioco di vendita fittizia di enti che poi non trovano risorse per pagare lavoratori o peggio se li hanno pagati, da dove si evince?".

Infine si torna alle minacce dirette nei confronti dello stesso governatore, dell'assessore Scilabra e del dirigente generale Corsello: "Nessuno pensi di chiudere questa partita con i linguaggi della violenza più o meno verbale e della protesta immotivata. In una società democratica le parole hanno un senso e chi opera nelle istituzioni, rispetta il linguaggio, altrimenti vuol dire che si è inadeguati al ruolo che si copre. Noi non abbiamo fatto nomi, qualcuno si è voluto identificare in questa denuncia, sono fatti loro non ci riguarda, noi operiamo con il nostro stile. Rispettiamo i magistrati che dovranno indagare su finte vendite, su soldi sottratti ai lavoratori e sul clima di scontro immotivato che si sta creando. Un sindacato opera con senso di responsabilità e censura i comportamenti sbagliati, deve educare il suo popolo e avere dirigenti che lo sappiano fare. La lotta è giusta se ha nobili obiettivi, ovvero la difesa dei lavoratori, ma se si vogliono difendere i privilegi delle cricche, sappiano che non cederemo di un solo passo”.