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M5S e il malinteso storico


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Chi ha votato il movimento di Beppe Grillo? Dal piccolo imprenditore all'operaio disoccupato. Un'analisi sul 'come' diverse anime, con vissuti diversi, possano albergare nello stesso grand hotel politico.

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Affannati analisti del voto tentano il disperato compito di capire chi ha votato il Movimento 5 Stelle. Ex-piddini delusi, ex-dipietristi, ex-comunisti, ex-astensionisti. E poi i nuovi sorprendenti acquisti: ex-berlusconiani ed ex-leghisti. Ci si chiede, dunque, come possano tutte queste anime essere rappresentate all’interno di un Movimento che già fra gli eletti alberga persone con vissuti diversi, dal NoTav all’artigiano, dall’altermondista al piccolo imprenditore, dal volontario navigato all’operaio disoccupato.

La capacità unificatrice di Grillo e del Movimento non è stata solo quella di recepire il comune disdegno per la politica della Seconda Repubblica da parte di elettori diversi, e non è stato nemmeno solo il retorico discorso post-ideologico – né destra né sinistra (perché, checché se ne dica, la stragrande maggioranza delle idee e dei valori del M5S sono tradizionalmente di sinistra: ridistribuzione della ricchezza, Welfare, solidarietà, ecc.).

Un grande ruolo va riconosciuto anche alle idee proposte, che hanno avuto appiglio però su chi ha ascoltato almeno un comizio di Grillo, o letto qualche post del suo blog, o intravisto qualche stralcio del programma. Ex-berlusconiani saranno stati attratti dal reddito di cittadinanza: erano perciò di sinistra senza saperlo. Ma non è di questo, pur importante, fraintendimento che voglio parlare qui. Il resto degli elettori, e saranno molti, s’annoverano infatti fra le vittime di un più grosso qui pro quo. Se al tempo della DC e del PCI, storico era il (mai attuato) compromesso, oggi siamo di fronte a un realizzato “malinteso storico”.

Detto in soldoni: delle persone hanno votato una forza politica pensando che fosse qualcos’altro. Ovviamente non è lo stesso di quanto accaduto per vent’anni con Berlusconi – là il cocktail era costituito da menzogne più disinformazione –; stavolta l’equivoco si è consumato solo a causa della seconda. Azzardando, se un quindici per cento degli elettori “grillini” può essere classificato come “delusi di sinistra”, l’altro dieci per cento proviene da quelli che fino alle scorse elezioni cadevano colpiti dagli strali del carisma berlusconiano.

Vuol dire che Grillo è il nuovo Berlusconi, come certuni affermano impietosi? Beh, certo, entrambi comunicano in maniera semplice e hanno profonda coscienza del mezzo televisivo (uno lo occupa direttamente, l’altro indirettamente). Ma laddove uno prometteva posti di lavoro per poi in realtà fare un uso privato della cosa pubblica, l’altro non sembra avere ragioni di convenienza personale da portare avanti, e un passato credibile sta dalla sua parte. Ciò che costituisce il vero problema è quell’incorreggibile parte del Paese che è incapace, per mancanza di strumenti cognitivi, di votare un soggetto politico in modo informato e riflessivo. Mi spiego con un esempio: un anziano che conosco ha votato il M5S quasi solo per la frase su Bersani che Grillo ha detto alla manifestazione conclusiva di Piazza San Giovanni a Roma: “Io sono ricco perché ho lavorato onestamente, non perché sono da vent’anni un parassita dello Stato”. Ben indottrinata da Mediaset e Panorama (l’unica cosa che abbia mai letto), questa persona è irresistibilmente attratta dai self-made men e risulta allergica ai “comunisti” (nessuno le ha detto che quelli veri sono scomparsi da tempo, e che il PD ha più somiglianze con le destre europee che con Stalin, ma vabbè).

Ecco un altro esempio: l’operaio sardo dell’Alcoa, Alessandro Pinna, ospite da Santoro a Servizio Pubblico in una recente trasmissione, ha votato 5S senza sapere che alcuni degli obiettivi del Movimento sono il reddito di cittadinanza, la riduzione delle ore di lavoro e la graduale eliminazione di mestieri pericolosi per la salute (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/03/01/servizio-pubblico-operaio-alcoa-ho-votato-grillo-e-si-scontra-con-carfagna/223016/). Interrogato su questi punti, non solo l’operaio dimostra di non saperne niente, ma dice per giunta di non condividerli (li avrà capiti?). Vien da chiedersi, quand’è che in Italia ci libereremo dalla creduloneria, nel peggiore dei casi, o dai malintesi storici, nel migliore? Ebbene: quando l’educazione (infantile, adolescenziale e senile), come l’università, la ricerca e l’informazione, saranno stati portati a livelli più dignitosi.

Una volta mi trovavo in Austria, a Vienna. Ero sul tram e cercavo di capire come arrivare alla splendida casa di Hundertwasser. Decisi di chiedere a un simpatico uomo che mi stava accanto. Mi rispose in un perfetto inglese, mi diede indicazioni chiare, capì che ero italiano e mi chiese che facessi nella vita. Risposi e chiesi che lavoro facesse lui e dove andasse col figliolo di sei anni che teneva per mano. Mi rispose che era un netturbino e profittava della domenica per mostrare al figlio un importante museo cittadino. Voglio un Paese così.

Obiezione: se una politica corrotta o incapace non ha mai avuto l’interesse o la capacità di invertire la rotta, e se per eliminare la politica corrotta o incapace abbiamo proprio bisogno di un’opinione pubblica matura, come usciamo da questo maledetto, insopportabile circolo vizioso? Il filosofo francese Edgar Morin ci dà un suggerimento speranzoso, facendo notare come in un circolo (vizioso o virtuoso che sia), è vero che non v’è un chiaro inizio né una chiara fine, ma proprio per questo ci si può inserire da qualsiasi punto si voglia: partendo da lì, si possono cambiare a effetto domino le altre istanze. Forse è la ragione per cui sperare che questo malinteso storico ci salvi… sempreché un secondo malinteso non ci faccia ripiombare in una situazione anche peggiore della precedente.