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Il rapporto della Dia

C'è la crisi e la mafia gode


C'è la crisi e stanno quasi tutti male, tranne quelli che hanno i soldi. La mafia ha i soldi. Il sillogismo è servito.

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PALERMO- Infiltrazioni nei settori economici e nei circuiti finanziari grazie allo sviluppo delle tecnologie informatiche; condizionamento della cosa pubblica, grazie a contatti con ambienti politici locali; infiltrazioni negli appalti e nelle commesse pubbliche, alterando i meccanismi di aggiudicazione delle gare ed abbassando la qualità del prodotto; cooptazione di un'ampia area grigia al cui interno si muovono figure professionali ed imprenditori di spessore; globalizzazione dei processi criminosi anche attraverso ingenti investimenti immobiliari effettuati in Stati esteri, utilizzando capitali provenienti da attività illecita.

L'atto d'accusa della Direzione Investigativa Antimafia - pubblicato oggi su Asud'Europa, il settimanale del Centro Pio La Torre - sottolinea come la mafia ormai riesca a coniugare la forza di intimidazione con una progettualità imprenditoriale. Ma c'é di peggio. Perché la crisi che sta vivendo il Paese ed il difficile accesso al credito hanno dato a vari gruppi mafiosi la possibilità di concedere sostegni finanziari a varie categorie imprenditoriali a tassi usurai, o, addirittura, di rilevare le attività stesse in difficoltà. La relazione della Dia, però, evidenzia di come il fenomeno della criminalità organizzata sia in una fase di minore dinamismo, intenta a recuperare efficienza ricercando nuove leadership, rivisitando la ripartizione delle competenze territoriali tra le famiglie e rimodulando, di conseguenza, le proprie strategie operative, in uno scenario comunque non omogeneo.

Di contro, la mafia inizia a rendersi conto di perdere sempre più consensi, anche e soprattutto per il rafforzamento delle istanze di giustizia sociale di una collettività certamente più consapevole rispetto all'importanza dello sviluppo della cultura della legalità e che sembra più propensa a respingere vessazioni e soprusi. Così le famiglie mafiose hanno iniziato ad assumere posizioni di basso profilo, in una sorta di strategia ispirata al mimetismo, che prevede anche la diversificazione delle attività criminali e la delocalizzazione delle risorse.