Live Sicilia

La polemica continua

Ora Caselli attacca Grasso:
"Il Csm mi tuteli dalle accuse"


La polemica non finisce mai. Dopo 'Piazza Pulita', Caselli scrive una lettera in cui accusa il presidente del Senato, Pietro Grasso, di averlo, appunto, accusato. Ecco a cosa si riferisce.

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PALERMO - Al telefono, ventiquattr'ore dopo, Gian Carlo Caselli preferisce non commentare. “Quel che dovevo dire l'ho scritto”, dice laconico a LiveSicilia. Ma quel che ha scritto basta e avanza per ritenere disseppellita l'ascia di guerra fra i due rivali storici della giustizia in Sicilia: il procuratore di Torino, infatti, ha inviato una lunga lettera al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Michele Vietti per essere tutelato dall'“ingerenza del potere politico” che secondo il magistrato si nasconde dietro l'intervista rilasciata ieri da Pietro Grasso a “Piazzapulita”.
Dall'altra parte della barricata, dunque, non c'è più il collega magistrato, ma l'uomo politico. Che – secondo Caselli – ha tenuto “un lunghissimo monologo, a mio giudizio contenente accuse e allusioni suggestive, con il risultato di prospettare in maniera distorta vari fatti e circostanze afferenti la mia attività di magistrato”. Tanto basta, all'ex procuratore di Palermo, per denunciare un comportamento “per nulla rispettoso dei principi costituzionali che presidiano la separazione dei poteri e tutelano l'indipendenza della magistratura rispetto ad ogni forma (diretta o indiretta) di condizionamento ed ingerenza del potere politico, specie se tale potere corrisponde ad una delle massime cariche dello Stato”.
L'oggetto del contendere è in particolare un passaggio delle parole di Grasso: “I processi spettacolari – ha detto ieri il presidente del Senato - sono quelli che portano a una controriforma contro la magistratura, a ritorsioni che danneggiano il funzionamento della giustizia. Pensare alle inchieste come una come gogna pubblica perché per esempio distruggi una carriera politica è una deviazione della funzione delle indagini. È anticostituzionale”. Di più: Grasso, pur senza fare nomi, ha evocato “l'arresto di imputati eccellenti” seguito poi dalle assoluzioni. Un comportamento che, secondo Caselli, è “profondamente lesivo dei miei diritti e della mia immagine, in particolare là dove si insinua che il mio operato sarebbe stato caratterizzato dalla tendenza a promuovere e gestire processi che diventano gogne pubbliche ma restano senza esiti, mentre tutta la mia esperienza professionale si è sempre e soltanto ispirata all'osservanza della legge, al rispetto dei presupposti in fatto e in diritto necessari per poter intervenire e alla rigorosa valutazione della prova”.
A complicare la situazione, poi, ci si mettono le circostanze. Il ping pong fra la cronaca di ieri – con la notizia della condanna in appello di Marcello Dell'Utri e della richiesta di arresto, poi respinta, per l'ex senatore – e l'intervista di Grasso. "Segnalo – prosegue il procuratore di Torino - che il comportamento in oggetto risulta, sempre a mio giudizio, ancor più delegittimante nei miei confronti per il fatto di essere stato tenuto nel giorno stesso in cui veniva pronunziata dalla Corte d'appello di Palermo sentenza di condanna nei confronti di Marcello Dell'Utri, sentenza relativa a procedimento (come ricordato anche nel corso della trasmissione) avviato dalla Procura di Palermo quando il sottoscritto ne era a capo". Poi, nel pomeriggio, Caselli si chiude nel silenzio: “Non intendo aggiungere neanche una sillaba”. Ma l'ascia di guerra era già disseppellita.