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La legge dell'Ars

Province, arriva il "via libera"
del Commissario dello Stato


Gli uffici di piazza Principe di Camporeale non hanno riscontrato profili di incostituzionalità nella legge approvata dall'Ars la scorsa settimana. Annullate le elezioni provinciali. La norma prevede il commissariamento fino al 31 dicembre di quest'anno. Intanto, saltano già quattro commissari: verranno sostituiti dai nuovi.

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PALERMO - Non si abbatterà la mannaia del Commissario dello Stato Carmelo Aronica sul disegno di legge che sostituisce le Province in Sicilia con i liberi consorzi. La notizia anticipata dall'agenzia di stampa Agi sul suo sito internet, è confermata dagli uffici di piazza Principe Camporeale, per i quali "non sono stati ravvisati profili di incostituzionalita'". Non è stato impugnato, confermano a Livesicilia gli uffici del Commissario dello Stato, nessun articolo o comma della legge, approvata dall'Ars mercoledì scorso, che quindi ha avuto "libero corso". Sabato il commissario dello Stato aveva ricevuto  gli esponenti dell'opposizione che avevano denunciato l'incostituzionalità della norma.

“Eravamo certi - ha commentato Marco Forzese, presidente della I commissione legislativa dell’Ars e deputato del gruppo Democratici e riformisti per la Sicilia - della costituzionalità della legge che ha soppresso le province. Del resto il nostro Statuto Regionale è già parte della Carta fondamentale, ed in esso si parla di liberi consorzi. Non vuole meriti la Commissione che presiedo, ma sapevo di aver fatto un lavoro eccezionale grazie anche al rapporto instaurato con il Commissario dello Stato ed agli effetti di una collaborazione proficua con il governo di Rosario Crocetta. Davanti ad una legge di questa portata storica, ed attesi i rilievi di costituzionalità, era cogente confrontarsi con tale organo”.

La riforma prevede, appunto, la soppressione delle Province, che verranno sostituite dai liberi Consorzi di Comuni, le cui funzioni e caratteristiche saranno oggetto di un successivo disegno di legge. Intanto, la norma a cui il Commissario ha dato l'ok, ha come effetto immediato quello di annullare le elezioni provinciali, previste per fine maggio, e apre alla stagione dei "commissari", che si insedieranno alla scadenza naturale dei consigli  e delle giunte in carica. La legge che ha ricevuto il definitivo "nulla osta" fissa anche i termini massimi per il commissariamento. Era, questo, uno dei "requisiti" richiesti direttamente dal Commissario dello Stato a governo e deputati. Il limite è quello dell'anno solare: entro il 31 dicembre del 2013, infatti, dovrà essere varata la nuova norma.

Nelle idee del governo e della maggioranza, i Consorzi dovranno essere formati da almeno 150 mila abitanti. Le "vecchie" Province si trasformerann automaticamente in consorzi, mentre Palermo, Catania e Messina diventeranno "città metropolitane". Come detto, potranno formarsi nuovi consorzi. "Saranno in tutto non più di dodici, o tredici", ha assicurato il presidente Crocetta, replicando alle ipotesi di chi paventa il proliferare di consorzi in tutta la Sicilia.

Al di là del futuro, però, una cosa è certa: "I poteri e le funzioni dei commissari straordinari in carica - si legge nella norma approvata - cessano a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge". Insomma, a lasciare le poltrone, nelle prossime ore, saranno il Commissario della Provincia di Catania Antonella Liotta, quello di Ragusa Giovanni Scarso, di Trapani Luciana Giammanco e di Caltanissetta Damiano Li Vecchi.

Al loro posto, nuovi commissari, come detto. Che "traghetteranno" le province verso la nuova forma. Che prevede già un punto fermo: "Gli organi di governo dei liberi Consorzi comunali sono eletti con sistema indiretto di secondo grado. Con la predetta legge sono disciplinate le modalità di elezione, la composizione e le funzioni degli organi suddetti". Insomma, non più elezioni per giunte e consigli. Una decisione fortemente criticata dalle opposizioni, che hanno denunciato la volontà di governo e maggioranza di limitare, così, il diritto dei cittadini a esprimersi attraverso il voto. Un'accusa che si aggiunge a quelle di "incostituzionalità": la Costituzione siciliana, insomma, prevede le province, attraverso norme successive allo Statuto siciliano, che invece prevede i liberi consorzi di Comuni. Ma il Commissario ha detto di no: nessun motivo per impugnare la norma. Ma già l'Unione delle province promette il ricorso alla Corte costituzionale.