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IL PROCESSO

Mafia di Porta Nuova e Bagheria
Scongiurato il rischio scarcerazioni


Rimangono serrate le porte del carcere per i presunti capimafia del mandamento di Porta Nuova e della famiglia di Bagheria. Il presidente dei Gip del tribunale di Palermo ha assegnato il processo ad un nuovo giudice per le indagini preliminari. Una questione procedurale aveva spianato la strada alla scadenza dei termini di custodia cautelare (nella foto uno degli imputati, Tommaso di Giovanni).

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L'avvocato Giovanni Castronovo
PALERMO - Scongiurato il rischio scarcerazione per i presunti capimafia del mandamento di Porta Nuova e della famiglia di Bagheria. Il presidente dei Gip del tribunale di Palermo ha assegnato il processo ad un nuovo giudice per le indagini preliminari. Il dibattimento riparte il 4 aprile.

La questione si era aperta quando, il 25 febbraio scorso, il giudice Lorenzo Matassa aveva accolto l'eccezione di legittimità costituzionale sollevata dagli avvocati Giovanni Castronovo e Giuseppina Candiotta, difensori di Tommaso Di Giovanni, uno degli undici imputati. Gli altri sono: Calogero Lo Presti, Nicolò Milano, Francesco Paolo Putano, Fabrizio e Giovanni Toscano, Antonino Zarcone, Gabriele Buccheri, Filippo Teriaca, Giovanni Mannino e Gaspare Parisi.

La questione tecnica rischiava di aprire una maglia per la possibile scarcerazione, nei prossimi mesi, degli imputati. Al centro della controversia c'era il ruolo di Matassa, che nell'ambito dello stesso procedimento, aveva vestito i panni prima di giudice per le indagini preliminari e poi dell'udienza preliminare. In pratica lo stesso magistrato, dopo avere deciso di mandare a giudizio gli imputati, si era ritrovato a doverli giudicare in abbreviato. Lo stesso Matassa, in verità, aveva chiesto al presidente del Tribunale di astenersi perché riteneva, di fatto, di essere entrato nel merito dell'accusa in fase di indagini preliminari. Ed invece era arrivato l'ordine di andare avanti.

Da qui la richiesta degli avvocati Castronovo e Candiotta e la conseguente trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per valutare la questione di legittimità costituzionale. Nel frattempo Matassa aveva disposto la sospensione dei termini di custodia cautelare. Sospensione bocciata dal tribunale del Riesame, presieduto da Antonella Consiglio, che pochi giorni fa ha dato ragione ai difensori di Tommaso Di Giovanni. E dunque si profilava davvero il pericolo scarcerazioni visto che i tempi della Consulta non si annunciavano brevi. Ora il provvedimento del presidente dei Gip, Cesare Vincenti, che ha nominato un nuovo giudice. Si riparte il 4 aprile con la requisitoria del pubblico ministero.