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CONFINDUSTRIA PALERMO, ALBANESE

"Amia, creditori penalizzati
A rischio 5mila posti di lavoro"


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Il presidente di Confindustria Palermo, Alessandro Albanese, lancia un appello al Comune: "Si elabori un nuovo concordato che non penalizzi le aziende creditrici, a rischio ci sono 5mila posti di lavoro".

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albanese, amia
PALERMO - “Ben venga che il Comune si riappropri dell’Amia, ma non lo faccia a spese delle aziende”. A lanciare l’allarme è il presidente di Confindustria Palermo, Alessandro Albanese, che oggi insieme a un centinaio di aziende e di altre associazioni di categoria ha incontrato i commissari dell’Amia per fare il punto sulla società ma soprattutto sul futuro dei creditori di piazzetta Cairoli.

Già, perché il rischio (che appare ai più ormai conclamato) è che le uniche vittime di questa vertenza siano proprio le aziende (quasi un centinaio) che vantano crediti nei confronti dell’Amia e che, con il fallimento, rischierebbero di non vedere più un euro e di andare anche loro al crac. “Parliamo di almeno cinquemila posti a rischio – dice Albanese – praticamente il doppio di quelli dell’Amia. Noi chiediamo al Comune di elaborare una nuova proposta di concordato che non penalizzi le imprese che sono legittimi creditori di Amia”.

Una posizione, quella delle aziende, che era complicata già prima della sentenza del tribunale fallimentare: il concordato respinto dai giudici, infatti, prevedeva al massimo la restituzione del 15 per cento dei debiti, che in alcuni casi sarebbero scesi al 5 per cento condannando i creditori al fallimento. E l’ipotesi di un crac dell’Amia è addirittura peggiore. “Noi non vogliamo entrare nel merito della diatriba tra Orlando e i commissari – dice Albanese – e riteniamo giusto che il nostro interlocutore sia il socio unico, cioè il Comune, ma vorremmo che la società ricominciasse con un altro concordato che non ci penalizzi. Siamo disposti a trattare sulla possibilità di allungare i pagamenti, ma senza che le aziende vengano mortificate: i loro lavoratori sono come tutti gli altri, non vogliamo si faccia macelleria sociale sulla pelle di nessuno”.

Ma Albanese tiene a precisare anche un altro aspetto, finora rimasto secondario: “La legge impone la liberalizzazione dei servizi – spiega – che è cosa diversa dalla privatizzazione. Per essere chiari: nessuno vuole comprare l’Amia, ma i servizi interessano tanti. Chiediamo allora che vengano fatte le gare, come impone la normativa e come ha ribadito il garante della concorrenza, per i servizi strumentali. Poi chi vince potrebbe anche assumere gli ex dipendenti dell’Amia, ma di certo non si può eludere la normativa”.