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LA VERTENZA

Amia, le ipotesi in campo
Oggi un nuovo corteo


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Quattro i percorsi possibili nel dopo-fallimento di Amia: ecco il risultato dell'incontro tra Orlando e i sindacati durato quasi quattro ore. E per oggi indetto un nuovo corteo fino all'Ars.


PALERMO - Sul futuro dell’Amia ormai è un tutto contro tutti. I commissari contro il sindaco, il sindaco contro i commissari, i sindacati e i creditori contro la scelta del Comune di lasciar fallire l’azienda, i lavoratori che domani potrebbero tornare in piazza per protestare contro lo spettro di un crac che mette a rischio i loro posti. E nel mezzo rimane la città, che affoga nell’immondizia e non sembra intravedere vie d’uscita. E’ questo l’epilogo di una lunga giornata, fatta di incontri, vertici che si protraggono fino a tarda sera e una guerra di nervi a suon di comunicati stampa che corre sull’asse piazza Pretoria e piazzetta Cairoli. Ma andiamo con ordine.

La mattina è cominciata con il summit in Prefettura tra le organizzazioni sindacali e il rappresentante del governo, Umberto Postiglione: un incontro che è servito a sancire la posizione del prefetto, in realtà già nota. "Attendo il parere dell'avvocato distrettuale dello Stato, ma in linea di massima l'ipotesi della requisizione di Amia è difficile da realizzare", ha detto Postiglione ribadendo ancora una volta tutta la sua difficoltà nell’avallare la requisizione chiesta invece a gran voce dal sindaco Leoluca Orlando e considerata da Palazzo delle Aquile come l’unico strumento per affidare, anche se per un periodo limitato di tempo, servizi e lavoratori proprio al Comune che nel frattempo darebbe vita a una nuova Amia, lasciando la vecchia affogare tra i debiti. Una strategia che a piazza Pretoria considerano in qualche modo obbligata: l’azienda ha troppi debiti per poter essere salvata, ma soprattutto un nuovo concordato metterebbe il Comune con le spalle al muro. Il fallimento, invece, sgraverebbe l’amministrazione dai debiti consentendole di ripartire da capo senza troppi problemi.

Road map che cozza con l’opposizione di Postiglione e dei sindacati, che prima hanno indetto per domani una nuova manifestazione che da via Lincoln alle 14.30 giungerà all'Ars, e poi in serata hanno incontrato a villa Niscemi il sindaco. Un vertice, quello col sindaco, dal quale è emerso che l'azienda è ormai destinata al fallimento e non ci sarebbero alternative: il conto economico presentato dal sindaco ai sindacati sarebbe assai peggiore delle previsioni e lunedì sarà consegnato ai lavoratori. All'indomani del fallimento, sarebbero quattro le vie percorribili: la requisizione, il curatore fallimentare, il commissariamento governativo con passaggio delle competenze alla Regione (ma con soldi comunali) e in ultimo l'istituzione, all'interno della Srr, di un ambito di raccolta ottimale gestito da Palermo Ambiente. Ipotesi, quest'ultima, che dovrebbe passare però dall'applicazione della riforma regionale.

“Restiamo preoccupati per il futuro dei lavoratori di Amia – dice Antonio Vaccaro dell’Ugl al termine di quasi quattro ore di incontro - non abbiamo certezze sugli sviluppi dopo il fallimento”. Lunedì, inoltre, Orlando dovrebbe presentare due bozze di piano industriale per l'azienda: uno che comprende Bellolampo e uno che invece contempla l'ipotesi del commissariamento della discarica da parte di Palazzo d'Orleans.

In tutto questo, i commissari sono tornati all’attacco del sindaco, chiedendo risposta alla loro offerta: dimettersi subito in cambio dell’adeguamento del contratto di servizio che salverebbe l’Amia dal baratro. Una proposta rispedita al mittente dal primo cittadino, deciso a disfarsi sì dei commissari ma anche dell’azienda indebitata. La speranza, adesso, è riposta nel prossimo Consiglio dei Ministri convocato per venerdì e che dovrebbe esprimersi su Amia e sulla possibile emergenza legata a Bellolampo: la richiesta è quella della proclamazione dello stato d’emergenza, con l’individuazione di un commissario e, nei piani del sindaco, il conferimento a Postiglione dei poteri necessari alla requisizione. Ma la strada è ancora tutta in salita. In teoria, però, la requisizione potrebbe essere effettuata dallo stesso Comune, che in quel caso si troverebbe a requisire un'azienda di cui è socio unico: un conflitto di interessi che ha spinto Orlando a scartare questa ipotesi.