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L'ex pm sul settimanale

Ingroia a Panorama: "Il Csm?
Poteva mandarmi alla Dna"


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, Politica

L'ex pm concede una lunga intervista al settimanale Mondadori: "Anziché ad Aosta, il Consiglio superiore della magistratura avrebbe potuto mandarmi come sostituto alla Direzione nazionale antimafia. Grasso? Facile candidarsi col seggio sicuro". E su Falcone e Borsellino rivela che...

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PALERMO - Per se stesso ipotizza una soluzione alternativa ad Aosta: “Alla Procura nazionale antimafia come sostituto, oppure al Massimale della Cassazione”. Al presidente del Senato Piero Grasso, invece, riserva strali avvelenati: “Dell'Utri mi raccontò che Grasso, quando giocava a calcio, era l'unico che finiva la partita coi pantaloncini bianchi immacolati. Io mi butto nella mischia. Per chi, come lui, poteva disporre di un seggio sicuro in partenza, lasciare la magistratura è stato estremamente più facile”. È un Antonio Ingroia a tutto campo quello che si concede al taccuino di Andrea Marcenaro per il nuovo numero di “Panorama”: da “Riscossione Sicilia” all'esperienza guatemalteca, passando per il Csm e la trattativa, il leader di Rivoluzione civile racconta dal suo punto di vista gli ultimi mesi di attività, a cavallo fra la magistratura e la politica.
Un viaggio che, secondo Ingroia, ha un biglietto di ritorno. “L'idea di politico professionale – spiega l'ex pm - mi ripugna. Non mi sono candidato con lo spirito di chi concepisce di restare in politica per il resto dei suoi giorni. Ma non ho smesso con la politica”. Intanto, c'è il Csm, con la sua “scelta all'italiana” - la definizione è di Ingroia - sul trasferimento ad Aosta e il niet all'incarico a “Riscossione Sicilia”, cioè “in un ente con un passato mafioso e tuttora molto sospettato di imbrogli, dove mi sembrava di poter dare un contributo”.
Nell'intervista, però, Ingroia rivela anche un retroscena. Siamo alla fine degli anni Ottanta e Giovanni Falcone apre all'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale e alla separazione delle carriere. “Borsellino era molto più inflessibile, tanto è vero che firmò appelli in senso contrario con Caselli, Vigna, Maddalena e molti altri. A un certo Falcone e Borsellino hanno assunto posizioni divergenti, differenze di cui oggi si può parlare con più serenità”. Con un'ammissione finale: “Sul suo trasferimento romano, sulla superprocura e molto altro l'ostilità di noi palermitani a Falcone fu eccessiva. Lui aveva ragione e noi torto”.