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IL PROCESSO

"Rapine con bambini al seguito"
Otto condanne per oltre 40 anni


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Un gruppo di palermitani era diventato l'incubo dei commercianti di Bagheria. Sette rapine in pochi mesi. Tutte messe a segno a Bagheria. A fare da apripista una donna che teneva sotto braccio il figlio di dieci anni.

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PALERMO - Nove rapine in pochi mesi. Un gruppo di palermitani era diventato l'incubo dei commercianti di Bagheria.

Il giudice per le indagini preliminari Vittorio Anania ha condannato sette persone. Ecco i nomi e le rispettive pene: Giovanni Bravo (5 anni), Francesco Croce (3 anni e 4 mesi), Nicolò Lanza (2 anni e sei mesi), Gregorio Mineo (5 anni), Mirko Talamanca (5 anni), Rosario Schillaci (7 anni), Emanuele Schillaci (7 anni), Luca Vella (4 anni). Sotto accusa, ma in un altro processo, c'è anche una donna. Una madre che avrebbe utilizzato il figlio per mettere a segno i colpi. Chi avrebbe potuto mai sospettare di lei che entrava in tabaccheria con un bambino di dieci anni. Gli stringeva la mano mentre faceva un giro nel negozio come una normale cliente. Ed, invece, stava studiando le mosse del prossimo colpo.

Le indagini dei carabinieri avrebbero fatto luce su nove rapine. Nel mirino erano finiti la “Tabaccheria del Corso” (bersaglio di tre colpi), il Supercinema, il negozio di detersivi Futura, un distributore di benzina Q8, la rivendita di tabacchi Salerno, e gli sportelli di Credem e Unicredit.

A tradire la banda sarebbero state le riprese dei sistemi di video sorveglianza che hanno immortalato sia gli assalti che i sopralluoghi che li avevano preceduti. La mente della banda sarebbe stato Rosario Schillaci che nella sua fedina penale annovera vari precedenti per reati contro la persona e il patrimonio. Sarebbe stato lui a dettare i compiti agli altri. A stabilire chi dovesse fare da palo e chi avesse il sangue freddo per fare irruzione nei negozi.