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Skipper, condannato Cammarata


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L'ex sindaco di Palermo, Diego Cammarata

Condannato il sindaco di Palermo Diego Cammarata per la vicenda dell'operaio che lavorava sulla sua barca. Tre anni per abuso d'ufficio. Tre anni anche all'operaio per truffa

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PALERMO - Tre anni per Diego Cammarata. Tre anni per Franco Alioto il presunto skipper della barca dell'ex sindaco di Palermo. Sono pesanti le condanne inflitte dalla terza sezione del Tribunale, presieduta da Vincenzina Massa. Pesanti ma inferiori rispetto alle richieste: tre anni e sei mesi per l'ex primo cittadino e quattro per l'operaio Gesip. La vicenda skipper salta fuori nel settembre 2009 grazie alle telecamere di Striscia la notizia. L'inviata del tg satirico, Stefania Petyx, scopre che Cammarata è proprietario di una barca ormeggiata all'Acquasanta.

Ad occuparsi dell'imbarcazione è Alioto, che di mestiere dovrebbe fare l'operaio della Gesip. Dovrebbe, appunto, perché per stare a bordo si sarebbe assentato dal posto di lavoro. E così Cammarata e Alioto finisicono sotto processo. All'udienza preliminare era già stato condannato a due anni l'ex direttore della Gesip, Giacomo Palazzolo, accusato anche lui di abuso d’'ufficio perché non avrebbe controllato l'effettiva presenza dell'operaio nella sede di Casa natura, all'interno del parco della Favorita. Alioto era stato filmato mentre prendeva accordi con i clienti per noleggiare la barca - in nero - a professionisti e imprenditori, stimati e conosciuti in città. "Alioto, che fece da skipper - raccontò l'imprenditore Ugo Mirto - pretese il pagamento in contanti. Pagammo 1.100 euro a coppia. Eravamo in sei".

Gli agenti della sezione reati contro la pubblica amministrazione della Squadra mobile trovarono due fogli firma di Alioto in quei giorni di luglio del 2009. In uno risultava presente, nell'altro c'era la richiesta di ferie non firmata dal dirigente. Quella del doppio lavoro non era l'unica circostanza contestata a Franco Alioto. Secondo l'accusa, infatti, l'operaio fu assunto per chiamata diretta, senza che il Comune avesse attinto a un bacino specifico, e non avrebbe avuto neppure l'obbligo di timbrare il cartellino. Di questi due aspetti riferirono in aula Giuseppe Mosca, responsabile di Casa natura, e Vincenzo Mirabile, coordinatore amministrativo dell'ufficio personale Gesip. Secondo l'accusa, si è trattato di due testimonianze decisive. "Alioto era l'unico per cui avevo il compito di siglare i fogli firma che mi portava - disse Mosca -. Lavorava nei giardini, non potevo controllare la sua presenza".

"Francesco Alioto - aggiunse Mirabile, rispondendo alle domande del pubblico ministero Laura Vaccaro - è stato assunto per chiamata diretta, non c'era un bacino di Lsu o di reclutamento per finalità sociali. Fu assunto come autista, poi passò allo Spo, società che gestiva i Pip dal 2004 al febbraio 2009. Poi venne trasferito a Casa natura su sua formale richiesta. I dipendenti di Casa natura timbravano il badge nel vivaio comunale, cosa che Alioto non ha mai fatto. Il direttore Giacomo Palazzolo gli disse di continuare a firmare così come faceva prima". "Andavo sulla barca solo quando finivo di lavorare o con permessi. Non sono un assenteista", si è sempre difeso Alioto. Diego Cammarata, dal canto suo, ha sempre scelto di non rilasciare dichiarazioni sull'argomento per rispetto nei confronti della magistratura Anche se ha sempre respinto con forza l'ipotesi accusatoria.

 

Cammarata e Alioto sono stati interdetti per cinque anni dai pubblici uffici. La corte ha anche riconosciuto il risarcimento alla Gesip (20 mila euro come provvisionale, il danno sarà quantificato in sede civile) e al Comune (50 mila euro a titolo definitivo).  Le parti civili erano rappresentata dagli avvocati Ennio Tinaglia e Salvatore Modica.