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Un anno fa il blitz

"Mediatore fra i boss e la politica"
Misilmeri, scarcerato Enzo Ganci


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Il Tribunale della libertà ha accolto la tesi degli avvocati Raffaele Bonsignore a Antonio Gargano. Ganci è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ma non c'è più il pericolo di reiterazione di reato. L'inchiesta nei mesi scorsi ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Misilmeri.

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Gli avvocati Antonio Gargano e Raffaele Bonsignore
PALERMO - Scarcerato ad un anno dall'arresto. Torna in libertà Vincenzo Ganci, indicato dagli investigatori come il mediatore fra i mafiosi di Misilmeri e l'amministrazione del comune in provincia di Palermo. La scarcerazione è stata decisa dal Tribunale della libertà che ha accolto la tesi dei difensori, gli avvocati Raffaele Bonsignore a Antonio Gargano.

Una tesi che ha superato la presunzione dell'esistenza delle esigenze cautelari. Secondo la Procura, la mafia avrebbe condizionato la vita amministrativa del Comune. In manette nell'aprile scorso finirono, tra gli altri, Francesco Lo Gerfo, indicato come il capomafia di Misilmeri, e Ganci, allora candidato alle elezioni comunali di Palermo. La sua carriera politica era iniziata a Misilmeri, dove era stato eletto consigliere comunale nel 1998, prima che il Comune venisse sciolto per mafia. Assunto alla Gesip nel 2001, al momento dell'arresto era consigliere di circoscrizione (quartieri Oreto- Villagrazia-Falsomiele) eletto nel Pdl alle amministrative del 2007.

L'accusa nei suoi confronti è di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo Gerfo e Ganci, si leggeva nella misura cautelare eseguita dai carabinieri del comando provinciale,  avrebbero addirittura scelto chi doveva guidare l'assemblea consiliare: “Noi altri ci recuperiamo quattro voti dall'altra parte... lo vedi che possiamo... li chiamiamo e si mettono tutti a disposizione”. I due temevano di essere intercettati: “Evitiamo un po' di telefonate, attenzione perché se no lo sciolgono il consiglio comunale e non mi interessa niente... perché non sia mai Dio commissionano il Comune il danno è assai capisci?”.

Un avviso di garanzia, sempre per concorso in mafia, venne così notificato a Giuseppe Cimò, presidente del Consiglio comunale che avrebbe agevolato la cosca nell’aggiudicazione di alcuni appalti. Il mediatore fra il capomafia Lo Gerfo e il politico sarebbe stato proprio Ganci.

Questo il quadro accusatorio con cui si sono misurati i difensori di Cimò, i quali hanno sostenuto che sono venute meno le esigenze cautelari. Il fatto che Lo Gerfo sia stato arrestato e il Consiglio sciolto per mafia hanno fatto venire meno, secondo i legali, il rischio di reiterazione di reato. Una tesi che ha convinto il giudice per le indagini preliminari che ha respinto l'istanza di scarcerazione. Gli avvocati Bonsignore e Gargano hanno presentato ricorso al tribunale della Libertà che, invece, ha accolto in pieno la tesi difensiva. Da qui la scarcerazione.