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DOPO L'ADDIO DI BERSANI

Pd siciliano sotto shock:
“Voltare pagina”


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Nel giorno più nero del Pd, che in 24 ore perde Pier Luigi Bersani e Rosy Bindi, i rappresentanti del partito in Sicilia, da Lupo a Cracolici passando per Faraone e Gucciardi, commentano a Livesicilia il disastro democratico. Tra veleni e speranze.

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PALERMO - Il day after del Partito democratico è un risveglio amaro. Il giorno più nero del Pd che in 24 ore abbatte sotto il fuoco dei franchi tiratori il suo padre fondatore e perde presidente e segretario del partito, lascia ferite profondissime. Che tanti osservatori temono letali. Il partito anche in Sicilia è sotto shock e non mancano i veleni.

Rosario Crocetta, ad esempio, ci mette del suo, quando i giornalisti a Roma gli chiedono da dove siano arrivati i colpi fatali dei franchi tiratori. “Chiedetelo a Renzi che lo sa bene”, risponde con un sorriso sornione il presidente della Regione. E poi aggiunge, continuando a camminare: “E gli altri chiedeteli a D'Alema”. Il renziano Davide Faraone non ci sta. E prosegue nel suo ormai quotidiano scambio polemico con il presidente della Regione: “Mi meraviglio che ancora lo si prenda sul serio”, commenta a proposito delle parole di Crocetta. “Noi quando non volevamo Marini lo abbiamo detto e abbiamo votato Chiamparino alla luce del sole – dice il deputato renziano -. Noi abbiamo votato Prodi militarmente. Io sono dell'idea che da quando si sono perse le elezioni c'è un gruppo dirigente cha sostenuto Bersani in maniera finta su tutte le sue scelte. È da lì che sono arrivati i franchi tiratori”.

Il tracollo, secondo Faraone, parte da lontano. “Tutto comincia quando hanno stabilito le regole delle primarie. Ma non parlerei di partito 'finito'. È una parola grossa. È finito semmai un gruppo dirigente, ma da tempo. Pensavano di fermare il vento con le mani. E siamo arrivati a questo punto surreale, con l'sms di stamattina che ci invita a votare scheda bianca 'con senso di responsabilità'”.

Il partito non è morto, insomma. Ma guardare avanti richiede un esercizio di ottimismo. “Io credo che in questo momento occorra recuperare il senso di comunità del partito e guardare al futuro”, dice il rottamatore palermitano. Che come il deputato regionale Antonello Cracolici si sforza di vedere una prospettiva dopo il disastro di ieri. “O si impara da questo disastro o è in discussione il Pd”, esordisce l'ex capogruppo all'Ars. Secondo il quale “sono venuti al pettine una serie di nodi irrisolti che riguardano il modo di essere di questo partito. Non ci sono solo le primarie, c'è un problema di ricostruire una ragione di coesione interna”. Si può? “Sono ottimista e dobbiamo fare di necessità virtù”. Non ripetendo, dice Cracolici, gli errori del passato. E del presente: “Trovo insopportabile l'idea che se provi a parlare con gli avversari diventi inciucista. Ma che idea si ha del Paese? Si vogliono i carri armati? Il principio del compromesso viene considerato una bestemmia, sta crescendo questa concezione violenta della cultura politica, che non è democratica”.

Insomma, per Cracolici inseguire altri modelli ha snaturato il Pd. Portandolo al caos: “E' inaudito che ci siano 101 franchi tiratori: non ci si può non accorgere di uno smottamento di queste dimensioni. Da questa esperienza deve uscire un altro Pd. L'unico collante rimasto è l'antiberlusconismo”. E in Sicilia come sta il Pd? “L'ho già detto nei giorni scorsi. Anche qui il Pd rischia di implodere per una paralisi evidente. Il tema che si pone a Roma non è diverso a Palermo. Un partito che non ha una visione comune non è un partito”.

Ma il segretario Giuseppe Lupo la pensa diversamente e rimarca le differenze tra il centro e la periferia: “In Sicilia vedo da parte di tutti una grande preoccupazione, non prevale la spaccatura e il contrasto interno. Direi che anzi c'è dal territorio una spinta all'unità. Io ricevo continuamente messaggi che mi chiedono unità”. Anche il capogruppo all'Ars Baldo Gucciardi ritiene che in Sicilia vada meglio che a Roma (“Anche perché non credo che ci possa essere nulla di peggiore di quello che è accaduto a Roma”) e aggiunge: “Ieri è stato fatto tutto ciò che in un manuale della buona politica non si deve fare. A partire da oggi, siccome ci sono risorse e intelligenze importanti, penso che si ripartirà superando questa frammentazione che non appartiene alla nostra idea di partito. Le ragioni per stare insieme ci sono tutte e intatte”. Lupo fa un ulteriore sforzo di ottimismo: “Io penso che eletto il Presidente della Repubblica, il 50 per cento dei problemi sarà risolto”. E San Giorgio Napolitano, nel frattempo, è intervenuto a fare la grazia.