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PALERMO

Amia, dichiarato il fallimento
Azienda in esercizio provvisorio


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Il documento del tribunale che dispone l'esercizio provvisorio

Ufficiale il fallimento dell'Amia, municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti a Palermo. Il tribunale di Palermo ha disposto l'esercizio provvisorio fino al 15 giugno. Il primo cittadino: "Rammaricato per la decisione. Incontrerò la Curatela fallimentare a cui spettano le prossime decisioni".

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PALERMO - Il tribunale dichiara il fallimento dell’Amia. La notizia era nell’aria, ma solo stamane i giudici hanno depositato una sentenza che era in realtà pronta già da giorni e che è stata al centro di fortissime pressioni: da un lato il Comune, che spingeva per il crac e la requisizione della società, dall’altro i commissari che invece chiedevano altro tempo per convincere piazza Pretoria a formulare un nuovo concordato anche in cambio delle proprie dimissioni.

Oggi però il tribunale ha deciso di rompere gli indugi, segnando un’altra stazione di quella che da anni appare sempre più come una via crucis che ha per protagonisti i lavoratori e una città che affoga tra i rifiuti. E dire che già tre anni fa la Procura della Repubbllica aveva chiesto il fallimento dell'azienda, mentre il tribunale aveva preferito optare per un'amministrazione straordinaria rivelatosi inutile. Per il momento, però, l’allarme sembra essere scongiurato: la sentenza infatti concede all’Amia un esercizio provvisorio fino al 15 giugno, altri due mesi di ‘sopravvivenza’ per non interrompere il servizio di raccolta dei rifiuti e durante i quali, si affrettano a precisare i vertici di piazzetta Cairoli, verranno assicurati gli stipendi. Il rebus, a questo punto, è sul dopo: cosa accadrà infatti fra due mesi, quando l’esercizio provvisorio scadrà?

La decisione, ufficialmente, spetta ai curatori fallimentari d’intesa con chi li ha nominati, cioè il tribunale: si tratta di Mario Serio, Andrea Gemma e Paolo Bastia per Amia spa e di Francesco Macario di Amia Essemme. A loro, secondo quanto previsto per legge, toccherà quantificare l’attivo e il passivo delle due società e, vendendo l’attivo, soddisfare per quanto possibile i creditori. Ma ni questa partita un ruolo altrettanto fondamentale sarà svolto dal Prefetto Umberto Postiglione e dal sindaco Leoluca Orlando, ovvero le due autorità competenti in materia sanitaria e a cui spetterà scongiurare un’emergenza che sembra però già esplosa, con una Palermo alle prese con rifiuti disseminati ovunque e cassonetti rovesciati in mezzo alle strade.

La prima ipotesi in campo è che il Prefetto requisisca le due aziende e le affidi al Comune, anche se per un tempo limitato: un’ipotesi caldeggiata da Orlando (che potrebbe anche procedere direttamente alla requisizione) ma mal digerita da Postiglione anche per le inevitabili complicazioni giuridiche. La seconda ipotesi, che in queste ore va prendendo sempre più corpo, è quella dell’affitto del ramo d’azienda: il Comune, in poche parole, affitterebbe personale e mezzi per portare avanti il servizio anche se a costi maggiori rispetto alla requisizione. In un modo o nell’altro, però, il sindaco ha assicurato di essere pronto a farsi carico sia dei dipendenti (2.252 in tutto) che del servizio. Secondo quanto reso noto dalla stessa Amia, i curatori si sono già insediati e hanno preso i primi contatti con le autorità competenti: il rischio dell’emergenza sanitaria, infatti, quasi impone una sorta di gestione collegiale della situazione per evitare che la città piombi nel caos, specie alla luce della sentenza di oggi che parla apertamente della necessità “di proseguire il servizio di raccolta dei rifiuti urbani”.

Sul fronte sindacale, invece, per il momento vige il più assoluto riserbo. Sono in corso frenetiche consultazioni fra le sigle per intraprendere una linea comune, anche se per il momento non sono previsti incontri con Orlando che più tardi riunirà la sua giunta per affrontare anche la questione Bellolampo. Ma un pericolo incombe su piazza Pretoria ed è rappresentato dai creditori: il centinaio di aziende che esigono dall’Amia il pagamento delle fatture per forniture e servizi, infatti, rischiano di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano al termine di un procedimento fallimentare che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe durare anni. A meno che, in caso di requisizione dell’azienda, non decidano di rifarsi sul socio unico, cioè il Comune: malgrado l’Amia sia una società per azioni, a responsabilità dunque limitata, il fatto che si dia nei fatti una continuità aziendale potrebbe costituire un valido appiglio per battere cassa a piazza Pretoria.

LE REAZIONI
“Leoluca Orlando parla di 'decisione inevitabile', ma il fallimento dell'Amia si sarebbe potuto evitare se solo il sindaco avesse siglato il concordato – dice il consigliere comunale di Palermo Giuseppe Federico - avrebbe salvato la società e si sarebbe fatto carico delle responsabilità di sindaco di una città in piena emergenza sanitaria e di azionista unico di una società che, dopo una serie di cattive gestioni, ha definitivamente contribuito a mandare in dissesto. Orlando abbia almeno il coraggio di ammettere le sue colpe pubblicamente: si è opposto per puri motivi personali a qualsiasi collaborazione con i commissari e ha condotto la società al fallimento. In un sol colpo ha lasciato per strada centinaia di lavoratori e quintali di immondizia”.

“Il fallimento dell’Amia era previsto e prevedibile: la nuova amministrazione ha avuto tutto il tempo per prepararsi a questo momento e per evitare la situazione di emergenza nella quale, invece, la città è sprofondata”. Lo dice Fabrizio Ferrandelli, deputato regionale del Pd, a proposito del fallimento dell’Amia, la municipalizzata che si occupa della raccolta rifiuti a Palermo. “Adesso – aggiunge - le priorità sono due: tutelare i lavoratori e affrontare l’emergenza che a questo punto è diventata anche sanitaria. E dal momento che il sindaco è il responsabile della salute pubblica in città, ci aspettiamo che non si perda più tempo e si metta in atto ogni iniziativa necessaria a tutelare i palermitani”. “Lo ripeto – aggiunge Ferrandelli - il fallimento dell’Amia era un passaggio atteso da tempo. Quattro anni fa, da capogruppo del partito dell’attuale sindaco, parlai a lungo con lui di questa situazione e organizzammo in quei mesi diverse iniziative chiedendo a Cammarata di denunciare i vertici Amia e di costituirsi parte civile. Nel frattempo la nuova amministrazione si è insediata da un anno, c’era tutto il tempo per non farsi cogliere impreparati ed evitare questo ennesimo sfregio, "annunciato" quanto quello gesip,alla città. Purtroppo ci sono altre situazioni simili in atto che riguardano altre aziende a rischio: mi auguro che non si resti con le mani in mano e si attendano gli eventi”.

"Apprendiamo con profondo rammarico che la vicenda Amia si è conclusa nel peggiore dei modi. Nessuno cerchi di dare colpe a tizio o a caio perché in questo momento serve uno sforzo comune per salvaguardare i posti di lavoro e il decoro della città. Serve con urgenza la convocazione straordinaria di un Consiglio Comunale alla presenza del sindaco della città". Lo dichiara Giulio Tantillo, capogruppo del Pdl a Sala delle Lapidi.