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Il retroscena

Agguato con la parrucca


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I retroscena degli arresti che hanno svelato la sanguinosa faida tra mafia e stiddari. Qui, per bocca degli inquirenti, il racconto di un attentato. E di un travestimento. (Nella foto, Giovanni Salvi, procuratore di Catania).

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Giovanni Salvi
CALTANISSETTA - In una stanza, ben nascosta, una collezioni di armi. Sulla parete, in bella vista, l'icona di Maria Santissima del Bosco, patrona di Niscemi. Al momento dell'irruzione in casa, qualche istante prima della cattura di Francesco Vallone, esecutore materiale del tentato omicidio di Antonino Pitrolo e Salvatore Calcagno, avvenuto il 3 agosto del 1991 nella cittadina nissena, agli agenti non è passato inosservato il quadro della Madonna al quale Vallone è evidentemente devoto. Lo raccontano i dirigenti della squadra mobile di Caltanissetta che questa mattina insieme con la Procura di Catania hanno incontrato i giornalisti per raccontare i dettagli dell'operazione antimafia "Colpo su Colpo" che ha portato all'arresto di otto esponenti di Stidda e Cosa Nostra di Gela e Niscemi.

Al centro della sanguinosa faida tra le consorterie, c'è sempre stata l'egemonia per il potere ed il controllo sul territorio nisseno. Lo confermano gli inquirenti che hanno anche fatto luce su due omicidi ed altrettanti tentati omicidi avvenuti a Niscemi nel 1991, nel giorno in cui la cittadina nissena festeggiava la patrona.

"L'astio tra i due clan era tanto - dice Marzia Giustolisi, dirigente della sezione criminalità organizzata di Caltanissetta - che Madonia non esitò ad ordinare l'omicidio, poi sfumato, di Antonino Pitrolo e Salvatore Calcagno proprio in un giorno in cui la piazza di Niscemi pullulava di gente per la festa patronale dedicata a Maria Santissima del Bosco. L'esecutore materiale, Francesco Vallone - riferisce la Giustolisi - in quella occasione indossò una parrucca di boccoli biondi per camuffare il suo volto e mimetizzarsi tra la folla, ma fu subito riconosciuto da Pitrolo e Calcagno che si diedero a precipitosa fuga nascondendosi dentro ad una tipografia e scampando così all'agguato".

"A distanza di 22 anni abbiamo ricostruito un pezzo di verità della sanguinosa faida nissena - dice ai cronisti Giovanni Salvi, procuratore di Catania. Ci siamo avvalsi delle recenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e nell'arco di dieci giorni (le ordinanze sono state emesse il dieci aprile, ndr) abbiamo proceduto con gli arresti che reputo eccellenti perché fanno crollare i vertici delle consorterie mafiose nissene".

Presente in questura anche il dirigente del commissariato di polizia di Niscemi, Gabriele Presti che ha sottolineato quanto "lo Stato è presente e lavora al fianco dei cittadini. Lo dimostra l'operazione di questa notte che ci ha permesso di dare risposte alla città di Niscemi e bloccare eventuali tentativi di ripresa di fenomeni malavitosi legati proprio alle famiglie che questa notte abbiamo colpito".