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Edili: "La politica si ricordi di noi
e non solo dei precari improduttivi"


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L'associazione siciliana degli edili torna a far sentire la sua voce. E parla dei crediti vantanti nei confronti della pubblica amministrazione, della tassa sulle cave e del patto di stabilità. "Insomma - dicono - si ha la sensazione che tutto debba andare contro il settore edile".

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PALERMO - L'associazione siciliana degli edili torna a far sentire la sua voce. E parla dei crediti vantanti nei confronti della pubblica amministrazione, della tassa sulle cave e del patto di stabilità. "I nove principali Comuni siciliani, insieme - si legge in una nota dell'Ance -, non arrivano a una liquidità disponibile di 16 milioni di euro, e con questa somma dovrebbero pagare, fra l’altro, i loro enormi debiti con le imprese edili e dei servizi. Sono inoltre pochissimi gli enti locali dell’Isola che chiederanno entro il 30 aprile l’accesso al fondo della Cassa depositi e prestiti, istituito dal governo nazionale per coprire gli impegni finanziari sugli investimenti realizzati. In totale non si arriverà a erogare più di 20 milioni su un debito complessivo di 5 miliardi di euro".

Come se ciò non bastasse a penalizzare il settore, si vuole inserire in Finanziaria regionale "una demagogica maggiore tassa sulle cave che non penalizzerà o scoraggerà affatto le attività estrattive, che si riverserà totalmente sulle imprese edili che si devono approvvigionare dei materiali necessari all’esecuzione dei lavori, e che graverà di nuovi costi l’amministrazione per creare l’organizzazione burocratica incaricata di tale riscossione. Questa ulteriore tassa vanifica, fra l’altro, i benefici derivanti dalla recente pubblicazione del nuovo prezziario regionale che non veniva aggiornato da quattro anni".

Gli edili puntano poi il dito sul fatto che "da anni non un solo investimento in infrastrutture viene sbloccato, da quando cioè incidono gli effetti nefasti del Patto di stabilità nazionale. Ma questo non viene allentato, né viene istituito quello regionale orizzontale".

Insomma, dicono, si ha la sensazione che tutto debba andare contro il settore edile.

Si è costretti a dubitare che la classe politica si ricordi del fatto che tra i cittadini siciliani da amministrare non ci sono solo i precari improduttivi, ma anche gli imprenditori edili e i loro dipendenti, nonché i colleghi che sono già stati costretti a chiudere e i 50 mila lavoratori che da quattro anni non percepiscono stipendi né ammortizzatori sociali.