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IL RETROSCENA

Orlando sfida Di Pietro:
"Idv? Dovranno espellermi"


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Il sindaco Orlando

Il sindaco di Palermo raduna i fedelissimi in un hotel palermitano in vista dell'appuntamento del 28 aprile con la nuova Rete e lancia un appello "ai liberi e ai forti": "Non me ne vado da Idv, mi dovranno espellere, ma bisogna guardare oltre superando gli steccati". E adesso il Professore guarda al Pd di Matteo Renzi.

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PALERMO - Un “appello ai liberi e ai forti”, di sturziana memoria, per chiamare a raccolta “chi ci sta”, chi in tutta Italia “non disprezza l’esperienza di Idv e dei suoi valori ma è disponibile ad andare oltre gli steccati”. In una sala gremita dell’hotel delle Palme, tra amministratori, consiglieri comunali e di quartiere e militanti, alla presenza del segretario regionale Fabio Giambrone e di quello provinciale Pippo Russo, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando sveste per qualche ora i panni del primo cittadino e indossa quelli del fondatore della nuova Rete, pur precisando di non avere lasciato Idv: “Dovranno espellermi, io non me ne vado”.

E’ un fiume in piena il Professore, mentre arringa la sala spiegando i motivi che lo hanno spinto alla rottura con Di Pietro e alla scelta di intraprendere una nuova strada che guardi al centrosinistra e, secondo molti, a un Pd rinnovato secondo il documento “Coerenza e democrazia” presentato la scorsa settimana. “Per me la cosa importante é restare con me stesso – ha scandito il sindaco - i partiti sono solo uno strumento che devono tutelare valori, non subordinarli. Idv non aveva speranze di raggiungere il quorum e Di Pietro non ha voluto candidarsi, sebbene io lo ritenessi necessario; poi Rivoluzione civile ha subìto una sconfitta senza se e senza ma, e non mi consola che qui a Palermo abbiamo fatto il miglior risultato in Italia. Dopo le elezioni, mi sembrava opportuno compiere un ennesimo atto di amore: se i partiti sono morti, muore anche Idv a meno che non sia il seme per far nascere altro”.

E l’altro, nelle intenzioni di Orlando e di Felice Belisario, era appunto un nuovo soggetto politico sul modello liberaldemocratico europeo che passasse attraverso le primarie. “Ma non per eleggere dirigenti – spiega l’ormai ex portavoce nazionale di Idv – semmai un’assemblea costituente che intraprendesse un nuovo percorso, in continuazione con l’Italia dei valori ma aperto. Una decisione presa da tutti, anche da Di Pietro che ha redatto il verbale”. Ma le cose, si sa, sono andate diversamente: prima l’esecutivo nazionale allargato, poi il cambio di rotta e la scelta di convocare per giugno un congresso “vecchio stile”. “Il mio era l'ultimo tentativo di salvare un partito, non basta togliere il nome di Di Pietro dal simbolo, è una mortificazione per Di Pietro stesso – continua Orlando - in Friuli non siamo arrivati all'1 per cento, se ci presentiamo come Idv i nostri interlocutori cambiano strada”.

Allora ecco l’alternativa, un nuovo soggetto non necessariamente partitico, o almeno non in un primo momento, che si rifaccia all’esperienza della Rete: l’appuntamento è per il 28 aprile a Roma e lì la nuova creatura potrebbe muovere i primi passi. Il tutto mentre l’esecutivo nazionale dell’Idv, ieri, ha decretato l’espulsione dei dirigenti che non seguiranno invece la linea dell’ex pm, il che vorrebbe dire in Sicilia un sicuro commissariamento affidato ad ex fedelissimi di Orlando come Ignazio Messina o Salvatore Messana. “Sono pronto a farmi espellere – ha tuonato il sindaco – ma non me ne vado. Potevo essere eletto segretario di Idv, ma il partito ormai è come la coda di una lucertola che continua a muoversi separata dal corpo dei problemi del Paese e dai suoi elettori. Il congresso di fine giugno significa solo farsi del male”.

La nuova Rete, come dicevamo, potrebbe dialogare con tutti, in nome del superamento degli steccati e della fine dei grandi partiti, con analogie ricorrenti alla situazione dell’inizio degli anni Novanta che portò al partito dei sindaci. E anche oggi, come allora, sono in tanti i primi cittadini “forti” con cui Orlando potrebbe dialogare: da Ignazio Marino a Roma a Flavio Tosi a Verona, passando per Luigi De Magistris a Napoli, Federico Pizzarotti a Parma e soprattutto Matteo Renzi a Firenze. Ed è proprio Renzi l’interlocutore privilegiato di Orlando, un retino della prima ora che in questi mesi è stato costantemente in contatto col Professore e che potrebbe diventare un prezioso alleato qualora riuscisse a de-bersanizzare il Pd e a prenderne le redini. “Certo, non mi illudo di poter parlare con tutti”, ammette Orlando che però ieri ha fatto i suoi complimenti alla neo governatrice del Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani. Anche lei un volto nuovo, giovane, legato al territorio e con tanti punti di contatto con Renzi: non è un caso che lo stesso Orlando abbia salutato l’elezione a governatore della Serracchiani con un tweet che non lascia spazio a troppi dubbi. “L’elezione di Debora Serracchiani è un passo in avanti per la costruzione di un Partito Democratico del futuro – ha cinguettato il sindaco - buon lavoro, insieme”.

Orlando, adesso, dovrà solo attendere di capire come finirà la battaglia tutta interna al Pd: la formazione del nuovo governo imporrà ai democratici un’accelerazione e il sindaco, attendendo l’espulsione di Di Pietro, avrà tutto il tempo di restare alla finestra ad attendere gli eventi. Il prossimo appuntamento, intanto, è per il 28 aprile. “Io vado avanti lo stesso – chiosa il primo cittadino – gli altri di Idv no? Pazienza, vorrà dire che le nostre strade si divideranno”.