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IL RETROSCENA

Dalla fine del "Modello Sicilia"
alle prove di "larghe intese"


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Crocetta e i grillini "rompono" a suon di comunicati stampa. Il governatore: "Disprezzo chi parla di golpe". Il Movimento cinque stelle: "Il presidente è uguale agli altri: vuole accordarsi col Pdl". Ma il gioco delle "larghe intese", invocato anche da D'Alia (Udc), coinvolge anche i tavoli romani.

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PALERMO - Da quella sera, il governatore ha cambiato direzione. Ha rimodulato il significato stesso del suo “Modello Sicilia”. Estendendolo a protagonisti vaghi. Senza fissare preclusioni a priori. Da quella sera, quella in cui l'Ars ha approvato la “doppia preferenza di genere”, Rosario Crocetta ha cambiato strada. O forse, semplicemente, è tornato indietro, sulla via maestra.

Erano le prime ore da governatore, quando alla Biblioteca regionale di Palermo Crocetta apriva a un'era nuova “nella quale non possono esistere vecchi steccati. Io mi rivolgerò a tutti i partiti”. Poi, la real politik ha fatto il suo corso. E, vuoi o non vuoi, il presidente su qualche numero doveva pur contare. La necessità era quella di incassare nei primi mesi della legislatura una serie di successi. Più “mediatici” che di sostanza. Ma tant'è.

Così, insieme ai nuovi gruppi messi insieme con i deputati-transfughi dalle varie anime autonomistiche sciolte dopo le elezioni, ecco la creazione del “mito”: “Il modello Sicilia”. Che, al di là dello spirito e della suggestione si traduceva in un drappello quindici deputati in più su cui fondare la propria maggioranza.

Ma poche sere fa, il vento cambia. Il centrodestra vota a favore della legge che fissa quote rosa nei consigli comunali. I grillini gridano alla “porcata”. Il gioco adesso è un altro.

Da quel giorno, infatti, l'azione del governatore è stata quella di chi accarezza con una mano, e frusta con l'altra. “Il dialogo con i grillini è prioritario”, assicura. “Il Pd deve ripartire dall'alleanza con il Movimento cinque stelle”, rassicura da Montecitorio. Ma ecco le stoccate. “I grillini, in occasione della doppia preferenza di genere hanno perso una grande occasione”. Ma è solo l'inizio. Perché parallelamente si muoveva dell'altro. Crocetta sceglie Titti Bufardeci come componente del Cga. E in tanti parlano di “conto pagato” dopo l'addio a Micciché e l'appoggio di “Voce siciliana” al governo. Non a caso, quelle nomine passano in prima Commissione all'Ars grazie al voto del centrodestra. Fatto che spinge il Partito dei Siciliani a parlare di “inciucio” e ad attendersi “divertenti novità” in occasione della scelta dei delegati per l'elezione di Napolitano. Tra i tre, in effetti, ecco Francesco Cascio. Che pochi giorni prima, proprio in occasione del voto sulle donne aveva consigliato a Bersani di “prendere spunto” dalla Sicilia. Prove sicule di larghe intese?

Oggi, sembra proprio di sì. E se nella risata di Crocetta alla battuta di Berlusconi si può cogliere solo una suggestione, utile a costruire un bel nulla, sono altri i sintomi chiari del cambiamento. Ecco quindi che la neo-assessora al Turismo Michela Stancheris sceglie Carmen Madonia come proprio capo di gabinetto. Si tratta di un ex direttore generale della Provincia di Catania, ma soprattutto una delle collaboratrici più strette del co-coordinatore del Pdl Giuseppe Castiglione. Una vicenda che ricorda quella dell'assessore alla Funzione pubblica Patrizia Valenti, anche lei considerata molto vicina all'ex presidente della Provincia etnea. Un altro segno del dialogo? Probabilmente. Se è vero che nelle ore precedenti anche un altro pidiellino catanese come Nino D'Asero dichiara, a proposito dei lavori su bilancio e Finanziaria: “nessuno si metterà di traverso per partito preso – conclude D’Asero – e che, nel rispetto dei ruoli propri di maggioranza e di opposizione, tutta la politica regionale non dovrà e non potrà che remare nella stessa direzione: verso un porto salvifico della nostra Sicilia”. Per giungere poi alla qualificatissima idea del segretario regionale dell'Udc D'Alia: “A Rome come a Palermo, è il momento delle larghe intese”.

Una direzione che, appunto, non collima con quella seguita dal Movimento cinque stelle. Che si è visto bocciare in blocco tutti gli emendamenti al Bilancio: “Neanche li leggono, - ha detto il capogruppo Cancelleri - li bocciano per direttissima. E sapete perché? Perché i giochi già sono fatti e il governo va avanti senza margini di discussione e senza tener conto dei legittimi e fondati emendamenti presentati dal M5S. Partecipare alle commissioni diventa così inutile visto che già e stato deciso da tempo quale e cosa deve contenere il bilancio!”. Mentre qualche deputato del centrodestra conferma: “Parlo spesso con i grillini. E sta succedendo proprio questo: Crocetta li sta scaricando, per accreditarsi sui tavoli romani”. Crocetta sta scaricando i grillini. E i grillini stanno scaricando Crocetta. E il governatore non sta risparmiando, nelle ultime ore, strappi improvvisi e forti. Forse dovuti alla necessità di accelerare. Di far presto, per presentarsi a Roma come l'uomo delle larghe intese. L'uomo che ha provato a dialogare con il Movimento cinque stelle, ma si è dovuto arrendere all'”estremismo – dirà in un'intervista all'Unità – di Grillo e dei suoi seguaci”.

E così, eccoci ai giorni nostri. Il presidente sembra avvertire l'esigenza impellente, una incontinenza anti-grillini. Al punto che una “bacchettata” scappa sempre, anche quando non è richiesta. Come in una conferenza in cui ha ospitato i magnati russi della Lukoil, e nella quale Crocetta ha trovato il tempo di ricordare – resta il mistero sulle modalità dell'operazione – di essersi autoridotto lo stipendio: “Guadagno meno di un deputato grillino di Roma”, dice. Passano meno di 24 ore. E la critica si trasforma in “disprezzo per coloro i quali hanno parlato di 'golpe' in occasione della votazione di Napolitano”. Perché un governatore così attento all'impatto mediatico delle sue dichiarazioni sta portando avanti una chiara strategia anti-grillini? “Forse ha visto i sondaggi, e si è accorto che il suo movimento sta crollando”, replica caustico oggi il capogruppo del M5S Giancarlo Cancelleri. Ma forse, la verità è altrove. Il presidente della rivoluzione sta vestendo i panni del pontiere. “Io lavoro perché il Pd ritrovi l'Unità” ha detto, dopo aver corso alle politiche con un'altra lista, quella del Megafono. Mentre il segretario Lupo dice “no” alle larghe intese e Nello Musumeci sottolinea la distanza (“per codice genetico, stili di vita e cultura politica”) da Crocetta. “Credo che oggi – avrebbe però sussurrato persino il presidente pensando a Roma – non avrei alcuna difficoltà a entrare in una rosa di probabili ministri del prossimo governo”. Un governo delle “larghe intese”, o comunque aperto al centrodestra. Dove forse troverebbe spazio con molta difficoltà un ministro amico dei grillini.