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L'operazione della capitaneria di porto

Milazzo, sequestrati gli impianti
delle acque reflue della raffineria


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La raffineria di Milazzo

Secondo l'accusa alcuni dirigenti e funzionari della raffineria avrebbero "omesso di adottare tutte le procedure d'emergenza previste per evitare lo sversamento in mare di oltre 61 metri cubi di sostanze idrocarburiche".

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MILAZZO (MESSINA) - Militari della capitaneria di porto hanno sequestrato gli impianti di trattamento delle acque reflue 'Tap' e 'Taz' raffineria di Milazzo, su disposizione del Gip di Barcellona Pozzo di Gotto nell'ambito dell'inchiesta sull'inquinamento della rada e delle costa di levante della città Mamertina dopo l'alluvione del 22 novembre del 2011. Secondo l'accusa, alcuni dirigenti e funzionari della Raffineria di Milazzo, avrebbero "omesso di adottare tutte le procedure d'emergenza previste per evitare lo sversamento in mare di oltre 61 metri cubi di sostanze idrocarburiche" che sarebbero tracimante dagli impianti 'Taz' e 'Tap'. In particolare, sostiene l'accusa, non sarebbe stato previsto alcun sistema automatico di allarme per il troppo pieno, né un sistema automatico di convogliamento dei reflui nei serbatoi di stoccaggio. Oltre al disastro ambientale colposo, sono contestati i reati di smaltimento illecito di rifiuti, effettuazione di scarichi industriali senza autorizzazione e violazione delle prescrizioni dell'Aia concernenti i controlli automatici e la conservazione dei dati. Le indagini, eseguite dalla capitaneria di porto-guardia costiera di Milazzo, sono state coordinate dai sostituti procuratori Fabio Sozio e Giorgio Nicola.

I fatti risalgono al 22 novembre 2011, quando la zona fu colpita da un'alluvione e alla capitaneria di porto di Milazzo giunsero segnalazioni di cittadini e pescatori della presenza in mare e lungo la costa di numerose chiazze di probabile origine idrocarburica. Le indagini hanno permesso di verificare che "i fatti contestati sono stati resi possibili perché gli impianti della Raffineria non sono risultati conformi, né ai progetti a suo tempo predisposti, né alle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia)". Né gli eventi verificatisi potevano essere riconducibili, secondo il Gip, "ad una condizione atmosferica di eccezionale gravità, poiché è stato accertato dai consulenti del che lo stato degli impianti così come previsto nei progetti e nell'Aia, avrebbe consentito ove gli stessi fossero stati gestiti secondo le previsioni, di effettuare gli scarichi in sicurezza, senza un immotivata apertura dei varchi a mare, con conseguente versamento di sostanze altamente inquinanti e nocive". Nel provvedimento cautelare il Gip scrive che "le deficienze riscontrate, definite di tipo strutturale dai consulenti del pm non consentono la corretta gestione degli impianti ed il controllo del pericolo di una nuova tracimazione degli scarichi inquinanti e del loro versamento in mare". Ciò, si sottolinea nel provvedimento, "rende necessario un tempestivo intervento di messa a norma degli impianti della Raffineria in modo da neutralizzare le fonti di inquinamento ed eliminare le illecite immissioni in mare" attraverso "la sollecita predisposizione di tutti gli interventi necessari per adeguare gli impianti".