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A MAGGIO ALTRI CINQUE GIORNI DI CHIUSURA

Piazza Rivoluzione riapre in sordina
I titolari dei pub: "Perdite ingenti"


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I locali della piazza hanno riaperto i battenti, ma si è verificato un calo dell'affluenza dei clienti. Niente tavolini davanti allo Zammù, mentre il suolo pubblico concesso al Qvivi e al cavù è di due metri. "Se prima dell'estate non cambiano le cose - dicono gli esercenti - saremo economicamente con le spalle al muro. Che adesso si pensi all'isola pedonale".


PALERMO - Perdite economiche per oltre il settanta per cento, affluenza dei clienti diminuita ed un'intera stagione a rischio. Sono queste le conseguenze dei cinque giorni di chiusura disposti dalla polizia municipale nei confronti dei pub di piazza Rivoluzione, che hanno riaperto i battenti sabato scorso. Un riavvio dell'attività in sordina, che fa temere per le prossime settimane, specie in vista della stagione estiva. Il Qvivi ed il Cavù, infatti, si sono attenuti al rispetto dei due metri di suolo pubblico autorizzati dall'Amministrazione comunale, mentre lo Zammù, non in possesso della concessione perché presente in un'area che risulterebbe come "carreggiata", non usufruisce di alcuno spazio esterno. Riaperto anche il London Pub di via Garibaldi.

"Ma la situazione è scoraggiante - dice Mimmo Dispenza - il titolare dello Zammù - perché ci ritroviamo a dovere recuperare perdite finanziarie enormi". I locali, infatti, dovranno chiudere un'altra volta per cinque giorni, nel mese di maggio, in base alle contravvenzioni di cui sono stati destinatari tra il 2009 e il 2010 per l'occupazione abusiva del suolo pubblico. "E' già difficile adesso - continua Dispenza - figuriamoci il prossimo mese, quando il clima sarà migliore e i nostri clienti ci troveranno invece chiusi. Anche adesso qualcuno pensa ancora che non abbiamo riaperto. Abbiamo notato poca affluenza sabato, ma siamo fiduciosi".

"Quando si verificano situazioni del genere - dice Ezio Giacalone, titolare del Qvivi - si ferma un'intera catena economica, che parte dal cliente e contnua coi fornitori, che hanno di conseguenza dovuto fare a meno delle mie ordinazioni settimanali, che si aggirano sui cinquemila euro, tra cibo, vino, fusti di birra. Ma noi, così come i titolari del Cavù e dello Zammù, dobbiamo ugualmente sostenere i costi di un affitto che corre a prescindere da tutto e, soprattutto, dobbiamo garantire il lavoro ai nostri dipendenti".

E il timore di un chiusura definitiva diventa concreto. "La soluzione è quella dell'isola pedonale - dice Dispenza - perché andando avanti in questo modo possiamo soltanto abbassare le saracinesche e andare a casa. E stavolta non perché qualcuno ci obbligherà, ma perché saremo messi con le spalle al muro: non ce la faremo più economicamente. Quando arriverà il caldo dove accoglieremo i nostri clienti? per risollevare le nostre sorti spero che il progetto dell'isola pedonale non muoia, perché è l'unico aspetto che ci dà ancora un po' di speranza".

"Tre tavolini - dice Giacalone - sono un numero irrisorio rispetto al nostro numero di clienti. Qui nessuno vuole essere abusivo, ma ribadiamo la necessità di un'alternativa che possa permetterci di sostenere tranquillamente tutti i nostri costi fissi e lavorare con tranquillità nel rispetto delle norme. nei giorni di chiusura - conclude - questa piazza, cuore pulsante del centro storico, era soltanto stata presa d'assalto da auto, parcheggiate ovunque e da malviventi. Questa piazza deve vivere".