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A casa del carabiniere ferito

Ore d'angoscia per Giuseppe
Gli amici: "Preghiamo per lui"


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La foto del bar Italia, gestito dal fratello di Giuseppe Giangrande

Giuseppe Giangrande, il brigadiere di 50 anni ferito a Roma, è conosciuto da tutti nella sua cittadina d'origine, Monreale. Il fratello Ciro gestisce il bar Italia, a due passi della piazza. Il socio: "A marzo era qui coi suoi familiari a mangiare arancine. Da giovane lavorava proprio in questo bar".

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MONREALE (PALERMO) - Ciro Giangrande aveva un presentimento: l'atmosfera degli ultimi tempi non gli piaceva e le tensioni politiche gli facevano temere il peggio. Giuseppe, suo fratello, era in servizio a Roma ed è stato proprio lì che una pallottola l'ha colpito, davanti a Palazzo Chigi. Ciro, titolare del Bar Italia, a due passi dalla piazza di Monreale - paese d'origine del brigadiere - è adesso a Roma per fare visita al fratello, ricoverato in gravi condizioni all'ospedale. Ma a parlare per lui, nella piccola cittadina normanna alle porte di Palermo, ci sono il socio, gli impiegati del noto bar e un'intera comunità che sta vivendo ore d'angoscia per il carabiniere cinquantenne:

"Giuseppe è nato e cresciuto qui - racconta Dorino Cannino, con cui Giangrande gestisce l'attività commerciale - posso dire di conoscerlo da sempre. Eravamo piccoli quando le nostre vite si sono incrociate, insieme a quelle degli altri suoi due fratelli e due sorelle. Una famiglia numerosa la loro - aggiunge - persone perbene". Cannino descrive il carabiniere come una persona gioviale, sempre disponibile e profondamente legato alla sua terra. "L'ultima volta l'ho visto un mese fa - continua Cannino - era tornato a Monreale per trascorrere un po' di tempo coi parenti. la prima cosa che ha fatto è stata quella di venire qui al bar per offrire a tutti delle arancine. Da quel giorno le prepariamo quotidianamente".

Un uomo sempre col sorriso, che viveva per la propria famiglia e per il lavoro. A segnare profondamente la sua vità però, era stata la morte della moglie, avvenuta all'inizio dell'anno: "La sua serenità - continua un dipendente del bar -  era stata profondamente intaccata da quel dolore immenso. Questo attuale era un momento complicato, nel quale si dedicava completamente a sua figlia. La moglie era toscana, l'aveva conosciuta poco dopo essersi trasferito, a 25 anni". Giangrande, infatti, fino ad allora aveva lavorato proprio in quel bar: "Prima ancora che lo gestisse il fratello, era un giovanissimo Giuseppe a lavorare qui. Poi scelse la strada dell'Arma, anche in seguito alla decisione di un altro dei suoi fratelli, diventato poliziotto ed attualmente in servizio a Milano".

A Monreale tutti conoscono i Giangrande: è un'aria di angoscia quella che si respira tra chi entra ed esce dal bar, tra chi siede davanti al Duomo e non fa che parlare d'altro. "Preghiamo per lui e per sua figlia. Dopo il dolore della madre non ci voleva questo dramma". "Quello di colui che ieri ha impugnato la pistola - dice il consigliere comunale Pd di Monreale, Massimiliano Lo Biondo - è un gesto da condannare assolutamente, ma che allo stesso tempo deve fare riflettere sul disagio della società. La politica deve prendere in considerazione segnali così gravi".