Live Sicilia

Palermo

Uccisero un uomo per futili motivi
Condannate tre persone a 15 anni


Articolo letto 2.136 volte

La prima sezione della corte d'assise di Palermo ha condannato a 15 anni e 2 mesi Giampiero Ferrito e il padre Pietro e a 15 anni il fratello Rosario per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. I tre, secondo l'accusa, avrebbero ucciso Giuseppe Alongi perché il suo cane abbaiava e li infastidiva.

VOTA
5/5
2 voti

alongi, cane, ferrito, omicidio, palermo, sentenza, uccisione, Palermo
PALERMO - Venne ucciso dal suocero e dai cognati, al termine di una violenta lite familiare, perché il suo cane abbaiava troppo. E’ questo il retroscena del processo sull’omicidio di Giuseppe Alongi, il trentasettenne ucciso a coltellate a Bagheria, che vede imputati Piero Ferrito 55 anni e i due figli, Giampiero e Rosario di 29 e 21 anni, accusati di aver ucciso Alongi il pomeriggio di ferragosto del 2011, prima pestandolo a sangue e poi con due coltellate, una alla testa e una alla gola.

I tre stamani sono stati condannati dalla seconda sezione della Corte d’Assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, a 15 anni di reclusione con l’accusa di omicidio aggravato da futili motivi. Per loro i pubblici ministeri Sergio Demontis e Renza Cescon avevano chiesto la condanna a trenta anni per ciascuno degli imputati.

La tragedia, avvenuta in contrada Monaco, tra le case popolari di Bagheria, scaturì al culmine di una lite violenta esplosa per vecchi rancori tra le due famiglie, legate da una parentela acquisita a seguito del matrimonio della figlia e sorella degli imputati, Pierangela, con Giuseppe Alongi. Fu proprio la compagna della vittima a raccontare alla polizia cosa fosse accaduto e che a scatenare il diverbio quel giorno fu l'abbaiare del cane di Alongi, contro uno dei fratelli.

Secondo la tesi sostenuta dal collegio difensivo, composto dagli avvocati Rosalia Tutino, Giuliana Rodi e Luca Bonanno, il delitto sarebbe scaturito per legittima difesa: Alongi all'inizio del litigio avrebbe rotto una bottiglia di vetro cercando di colpire Rosario Ferrito, a quel punto sarebbero intervenuti gli altri familiari che per difenderlo avrebbero quindi colpito Alongi. Inoltre secondo i legali dei Ferrito la morte di Giuseppe Alongi non sarebbe attribuibile alla ferita provocata dalla colluttazione, bensì alle inadeguate cure mediche prestate ad Alongi, dai sanitari del Policlinico di Palermo. I medici dell'ospedale palermitano avrebbero, secondo la difesa, sottovalutato la gravità delle ferite.

Una ricostruzione che non ha convinto i giudici della corte d’Assise che, oltre alla pena detentiva, hanno condannato gli imputati al risarcimento danni alla famiglia Alongi, costituitasi parte civile nel processo, pari a 160 mila euro. Tra loro c’è anche la moglie della vittima Pierangela Ferrito, rispettivamente figlia e sorella degli imputati.