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PALERMO, QUARTIERE ZEN

Padre Miguel, il parrocco
nipote di Pertini


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Padre Miguel Pertini, 44 anni, è un lontano nipote del presidente della Repubblica più amato dagli italiani. Sacerdote italo-argentino, proprio come Papa Bergoglio, anche lui è venuto dalla "fine del mondo" per fare il missionario in uno dei quartieri simbolo del degrado e dell'illegalità, lo Zen di Palermo.

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Padre Miiguel Pertini
PALERMO, 29 APR - "Non si sceglie dove nascere, ma non è detto che le culle peggiori non siano in grado di dare i migliori frutti". Ne è convinto padre Miguel Pertini, 44 anni, un sacerdote italo-argentino, proprio come Papa Bergoglio, lontano nipote del presidente della Repubblica, missionario nel quartiere San Filippo Neri di Palermo, noto alle cronache con l'acronimo di Zen, Zona Espansione Nord.

La sua parrocchia conta oltre 37mila anime, quanto una città. Prima del trasferimento a Palermo, nell'ottobre del 2008, si è laureato in Sacre scritture all'istituto biblico di Roma, ha studiato il tedesco e il cinese e l'ebraico. In quel cognome il segno delle sue radici italiane, ma anche un legame con capo dello Stato più amato dagli italiani. "E' vero, Sandro Pertini era cugino di mio nonno Alfredo" ricorda padre Miguel, che ha riscoperto da adulto il presidente mai conosciuto.

"Ho ammirato il suo stile di vita essenziale e la sua tenacia nel portare avanti un ideale - racconta - la sua spontaneità nell'esultare in piedi per la vittoria ai mondiali di Calcio del 1982 e allo stesso tempo la capacità di battere i pugni sul tavolo quando è stato necessario. Pochi come lui hanno saputo tenere unita una nazione in tempi violenti e di grande disgregazione".

E se il presidente Pertini diceva che "i giovani non hanno bisogno di prediche, ma di esempi di onestà e coerenza", padre Miguel ripete che "senza esempi concreti non c'é possibilità di redenzione". Tempra dura di famiglia, anche se i primi tempi, in un quartiere con il record di atti vandalici e problemi, non sono stati facili. Ma dietro il viso affabile e il tono di voce gentile c'é la fermezza di chi ha trasformato le difficoltà in sfide: "L'Argentina è profondamente italiana, nei vizi e nelle virtù - sottolinea il sacerdote - per questo bisogna ripartire dall'uomo. E' un lavoro faticoso ma indispensabile, ma il missionario lavora sempre per preparare la strada a chi viene dopo. Se ciascuno lavorasse cosi...".

Il pensiero corre al testamento morale di un altro prete in trincea contro la mafia, padre Pino Puglisi, che amava ripetere: "Se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare moltò. "Non c'é oscurità che non sia possibile illuminare - avvisa padre Miguel - spesso si parla del buio perché magari conviene a tanti, per riscuotere fondi con progetti, o per avere voti. Ma quanti professionisti lucrano su questo sistema? Chi è che dà da mangiare al pusher? Se parlassimo di tutto il bene che c'é nel quartiere dello Zen, l'interesse calerebbe. Le tante famiglie oneste che qui fanno dei sacrifici enormi per i loro figli sono, nel senso più alto, dei santi in vita. E poi, se c'é una virtù del quartiere è quella di essere limpidi; a differenza di altre zone agiate dove ci sono comunque i problemi ma c'é anche tanto fariseismo. Il nostro compito è aiutare i ragazzi a diventare cittadini, far capire che una scuola o una parrocchia sono anche sue".

Ogni giorno padre Miguel, che domani incontrerà insieme ai ragazzi dello Zen il presidente della Camera Laura Boldrini, è impegnato tra le attività della parrocchia e quelle del "centro servizi culturali", un complesso di aule con una biblioteca gestito in collaborazione con la fondazione Falcone. "Perché bisogna lottare contro il falso mito della mafia che dà lavoro, togliere i ragazzi dalla strada, e la scuola o la parrocchia da sole non ce la possono fare. Il miglior rimedio è la prevenzione, magari tenendo aperte le scuole fino a sera, piuttosto che spendere il doppio dei fondi a sanare le conseguenze di un delitto".