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Mafia

Il pentito, gli affari e la faida
Bagheria, territorio in fibrillazione

Sabato 11 Maggio 2013 - 06:00
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Bagheria è una pentola a pressione. L'omicidio dei due narcos spagnoli al soldo del cartello canadese della cocaina rischia di scatenare una sanguinosa faida. Un allarme che preoccupa i magistrati di Palermo. Il nuovo pentito conosce i segreti e i pericoli di una faida forse solo stoppata dagli arresti.

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PALERMO - Un pentito, gli affari del narcotraffico e una guerra di mafia. Sfiorata e bloccata dagli arresti. Forse solo momentaneamente, però.

Bagheria è una pentola a pressione. L'omicidio dei due narcos spagnoli al soldo del cartello canadese della cocaina rischia di scatenare una sanguinosa faida. Un allarme serio e concreto che preoccupa i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

Del neo collaboratore di giustizia conosciamo nome e cognome. Scegliamo, al momento, di non renderli noti adottando la linea della prudenza. Ci sono ragioni legate alla sicurezza dei familiari dell'uomo che ha saltato il fosso. E non solo. La sua collaborazione potrebbe valere molto di più del ritrovamento dei corpi di Juan Ramon Fernandez Paz e Fernando Pimentel. Che i due fossero stati ammazzati non era un segreto per i carabinieri del Ros che avevano già ricostruito le fasi del delitto. Le dichiarazioni del pentito sono state, però, fondamentali per arrivare fino in contrada Fiorolli, a Casteldaccia. Lì c'erano i corpi dei due spagnoli, partiti dal Canada per morire in Sicilia. Sono stati crivellati di colpi e bruciati prima di essere gettati tra i rifiuti.

Le regole di Cosa nostra impongono che venga avvisato il capo del mandamento dove deve avvenire un omicidio. Ci vuole il suo permesso per spargere sangue. A Bagheria come in qualsiasi altro centimetro quadrato di Sicilia. Eppure Gino Di Salvo, indicato come uomo fotte del clan bagherese, nulla sapeva del delitto se è vero, come è vero, che si era messo alla ricerca dei killer. Di chi aveva osato fare fuoco in casa sua senza alcuna autorizzazione. E aveva dato mandato di fare luce sulla vicenda al suo braccio destro Sergio Flamia. Ricerche senza esito che hanno finito per indispettire Di Salvo, che non è l'ultimo arrivato. Lo sanno bene i carabinieri del Nucleo investigativo e del Reparto operativo del comando provinciale di Palermo. Settantanni, processato e assolto dall'accusa di essere stato il postino di Bernardo Provenzano, considerato legato anche a Piddu Madonia, e amico della storica famiglia mafiosa bagherese degli Eucaliptus: ce n'è abbastanza per considerare Di Salvo un uomo che negli ambienti mafiosi merita rispetto. Eppure qualcuno avrebbe deciso di sfidarlo, massacrando due persone nel suo territorio.

Ramon Fernadez e Pimental erano innanzitutto legati al clan che Di Salvo avrebbe retto fino al suo fermo. L'amicizia fra Flamia e Ramon Fernadez era ormai consolidata, e coinvolgeva pure le rispettive famiglie. E poi c'erano gli affari in corso. Affari di droga lungo l'asse Montreal-Bagheria. Uccidere i due spagnoli ha voluto dire eliminare, senza autorizzazione, due amici e due pedine di uno scacchiere disegnato a suon di dollari canadesi.

Già, il Canada. Ramon Fernadez era l'ambasciatore a Toronto di don Vito Rizzuto, considerato il leader del clan nato come una costola delle due famiglie newyorkesi (Bonanno-Gambino), ed erede di Nicolò Rizzuto, l'anziano patriarca partito da cattolica Eraclea per diventare un potente boss a Montreal. Il dominio dei Rizzuto negli ultimi anni è stato messo in discussione, a suon di morti (sessanta in tre anni) da Raynald Desjardins.

La faida canadese si è spostata in Sicilia con l'omicidio dei due spagnoli. L'ordine di morte sarebbe partito proprio dal Canada per essere eseguito in Sicilia dove, però, non sarebbe stato autorizzato.

E adesso tocca ai carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Agueci e dai sostituti Mazzocco, Malagoli e Demontis, capire chi ha avallato il duplice omicidio e in cambio di cosa. E qui si innesta il ruolo decisivo del neo dichiarante. Uno che sapeva dove erano stati abbandonati i corpi martoriati di Ramon Fernadez e Pimentel. Uno che sa pure da chi è partito l'ordine di ammazzarli e chi ho la eseguito. E chi era pronto ad armarsi per rivendicare il diritto di comandare in casa propria.
Ultima modifica: 14 Maggio 2013 ore 19:49



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