Live Sicilia

L'inchiesta

"Mazzette tra i fiori"
Le indagini su Di Carlo


Gare truccate, finanziamenti illeciti per campagne elettorali e presunte tangenti. L'inchiesta sul sistema Giacchetto ha coinvolto anche l'esponente del Pid, Domenico Di Carlo, in qualità di responsabile del progetto Inla (Inserimento lavoro).


arresti, ciapi, grandi eventi, regione sicilia, retata
PALERMO - Faustino Giacchetto era anche consulente per la comunicazione del Consorzio Asi di Palermo, a nominarlo era stato Domenico Di Carlo, allora componente del direttivo. Di Carlo, finito in manette insieme ad altre sedici persone nell'inchiesta che ha portato alla scoperta di quello che gli inquirenti hanno definito "il sistema Giacchetto", in qualità di responsabile del progetto Inla - il progetto Inserimento Lavoro nato per favorire l'ingresso dei giovani al mondo del lavoro - avrebbe escogitato proprio con il project manager il modo per fare aggiudicare il servizio alle sue società, la Media Center e la Media Consulting.

Una strategia volta a indicare al responsabile unico del procedimento le imprese che avrebbero dovuto partecipare alla gara e a segnalare un suo dipendente come componente del gruppo di valutazione. Nel frattempo, Giacchetto avrebbe prodotto la documentazione da presentare: "Elaborava - si legge nel provvedimento - tutti i documenti necessari allo svolgimento della gara (piano di comunicazione pubblicitaria, elenco albo dei fornitori della Regione Siciliana inerente la pubblicità, pro-forma lettera di invito alla partecipazione alla gara, capitolato d’oneri con allegati annessi, scheda di valutazione, etc.) e, nella qualità di consulente nominato da Di Carlo, segnalava al responsabile unico del procedimento il nome di Pietro Esposito, persona alle sue dipendenze, quale componente del gruppo di valutazione".

A partecipare alla gara erano Angelo Vitale e Sergio Colli, i titolari, sulla carta, delle due società che di fatto sarebbero state controllate da Giacchetto. Tutto filò liscio: Esposito avrebbe escluso l'offerta del Gruppo Moccia apparentemente senza una valida motivazione, e avrebbe proposto l'aggiudicazione alla Media Center, che di fatto fu la vincitrice della gara. Insomma, sarebbe stato secondo l'accusa un piano studiato nei minimi dettagli, in cui, in questo caso, emergerebbe la complicità dell'ex segretario particolare dell'onorevole Saverio Romano.

E così, proprio a Di Carlo, sarebbero arrivati un giorno dei fiori a casa. La mazzetta fu consegnata in modo gentile, con una composizione floreale che gli fu lasciata a casa da Sergio Colli e Angelo Vitale, i due ex collaboratori del manager che poi hanno raccontato la propria versione ai magistrati. "Giacchetto - ha raccontato Colli -  dopo che gli avevo portato una busta con 5.000 euro in contanti, mi disse che avrei dovuto consegnare dei fiori a casa di Domenico Di Carlo e mi fornì l’indirizzo. Mi diede anche un bigliettino di auguri e mi disse di farmi accompagnare da Angelo Vitale. Nel suo ufficio - ha continuato - ci consegnò anche una o due buste (tra cui anche quella con cui, poco prima, gli avevo portato il denaro) che aveva sigillato. E ci spiegò che avremmo dovuto mettere le buste all’interno della composizione floreale. Quindi ci fece accompagnare dal suo autista a bordo della sua Bmw X5 e ci recammo dal fioraio di via delle Alpi dove acquistai i fiori. Fummo accompagnati fino a casa di Di Carlo ed entrai in un palazzo di via Pacinotti. Suonai il campanello e mi aprì lui personalmente, al quale consegnai la composizione floreale limitandomi solo a dire che la consegna era da parte del dottore Giacchetto. Di Carlo prese i fiori senza dire nulla". In quelle buste c'erano in tutto diecimila euro.

Ma i soldi che Di Carlo, anche rappresentante legale del Pid, avrebbe ricevuto su disposizione di Giacchetto, sarebbero anche arrivati sotto altra forma. "Nel 2012 - ha dichiarato Vitale - Giacchetto mi disse di pagare tutta una serie di spese relative alle campagne elettorali di alcuni politici locali. In particolare, tramite la Media Center, mi fece pagare una fattura di 15.125 euro della Aiello&Provenziano per la stampa e confezione di materiale elettorale del Cantiere Popolare/PID. Inizialmente disse solo di andare a pagare un “conto sospeso” di Domenico Di Carlo. Il titolare della tipografia mi disse che l’ordine del materiale elettorale gli era stato formulato proprio da Di Carlo che gli aveva detto che, per il pagamento, Faustino Giacchetto avrebbe mandato un suo dipendente".